Non Una di Meno in corteo a Trieste per l’Otto marzo: “Vogliamo contarci vive”
Centinaia di donne e anche molti uomini lungo le strade della città: “Per noi oggi è un giorno di lotta”. In piazza Hortis aggiunti i nomi delle 13 vittime di femminicidio dall’inizio del 2026

«Non vogliamo la festa della donna. Noi vogliamo anche oggi urlare che ci vogliamo contare vive». È uno degli slogan più ripetuti nel pomeriggio di oggi, 8 marzo, quando centinaia di persone, donne e uomini di tutte le età, sono scese in strada a Trieste per la Giornata internazionale dei diritti delle donne, partecipando al corteo promosso da Non Una di Meno.
La manifestazione ha preso forma nel primo pomeriggio in piazza Hortis, punto di ritrovo scelto dalle organizzatrici, che avevano invitato i partecipanti a portare con sé oggetti capaci di fare rumore. Prima di partire, al presidio di cura di piazza Hortis, sono stati aggiunti i 13 nomi delle vittime di femminicidio contate dall’inizio dell’anno.

Attorno alle 16 il serpentone si è mosso lungo le Rive con destinazione finale piazza Oberdan. Secondo la Questura i partecipanti erano circa 800, mentre per le organizzatrici il numero ha superato il migliaio. Il corteo ha alternato momenti di musica e slogan a interventi di riflessione che hanno spaziato dal contrasto alla violenza patriarcale alla difesa dei diritti delle persone trans e non binarie, dal lavoro alla salute, fino alle questioni migratorie e ambientali. Tra i cartelli esposti frasi come “Il corpo è mio e decido io”, “Vogliamo congedi parentali paritari”, “Vogliamo spazi e reti di cura pubblici autogestiti transfemministi”, “Sorrellanza infestante”, “Senza consenso è stupro, senza dissenso è dittatura”.
«L’8 marzo è una giornata di lotta contro una struttura patriarcale che non è affatto qualcosa del passato – spiega Sara, tra le organizzatrici di Non Una di Meno – perché ancora oggi è quella realtà che ricaccia le donne nei ruoli di cura e costruisce un divario sociale e salariale, lavorativo, politico e di potere tra uomini e donne». Un sistema che, aggiunge, «in una società sempre più impoverita e con servizi sociali e sanitari sempre più scarsi rischia di ricacciare ancora di più le donne nel ruolo di angeli del focolare, togliendo loro possibilità di scelta e libertà».
Lungo il percorso il corteo ha incrociato anche lo sguardo dei turisti: qualcuno si è fermato a osservare, altri hanno proseguito la passeggiata, mentre non sono mancati selfie e fotografie con il serpentone sullo sfondo.
Il passaggio più rumoroso all’incrocio tra Foro Ulpiano e via Coroneo, a pochi metri dal carcere: «Casin, casin e femo casin», hanno incitato al microfono le organizzatrici, mentre i manifestanti hanno risposto producendo il maggior frastuono possibile con fischietti, tamburi e oggetti metallici.

Tra i partecipanti Laura e Andrea, arrivati da Trento con la compagnia teatrale Le Quisquiglie, in città per uno spettacolo al Teatro Miela. «Di solito l’8 marzo siamo in piazza a Trento – raccontano – ma oggi siamo qui». Andrea aggiunge: «Penso sia sempre più importante trovare il tempo per manifestare pubblicamente un pensiero. Anche se c’è chi prova a far passare l’idea che manifestare sia inutile, credo sia sempre più doveroso farlo, soprattutto per gli uomini».
Per Laura «l’8 marzo è tutto l’anno»: «Essere qui oggi significa occupare uno spazio e rivendicare diritti che dovrebbero essere quotidiani». Nel corteo erano presenti anche gruppi e associazioni del territorio, tra cui il Goap, un gruppo di percussionisti e il Comita
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