Paura dei quattro zampe? C’è chi insegna a superarla

L’addestratore Massimo Visintin spiega ai bambini del centro estivo del Tct i segreti per un corretto approccio con i cani. Non è l’unica forma di zoofobia

TRIESTE Animali tanto amati ma pure tanto temuti. Paure generate da falsi pregiudizi, brutte esperienze, episodi spiacevoli e, in alcuni casi, determinate pure da vere forme di zoofobia, ovvero la paura di incontrare e venire a contatto con specifici animali, come la fobia dei piccioni, quella dei cani, dei ragni o dei ratti.

Ad esempio, il piccione suscita paura per l’imprevedibilità di movimento, per la sensazione che dà alla persona di essere perseguitata e per il rumore delle sue ali che sbattono. Inoltre per alcune persone i piccioni sono minacciosi perché sporchi, portatori potenziali di parassiti e infezioni. Molti cittadini hanno paura, provano ribrezzo per ragni e insetti, per i serpenti, ma sono paure e che si gestiscono, che raramente sono invalidanti a meno che la persona non sia costretta a confrontarsi frequentemente con l’animale che crea disagio.

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Comune, specie tra i bambini, è anche la paura per i cani. Le migliaia di triestini che hanno un quattro zampe e lo portano a passeggio in città, si imbattono spesso in persone che evitano il cane stesso, si fanno da parte, mostrano stizza, fastidio, a tal punto da cambiare strada. I bambini che hanno timore di questo animale, si stringono alle gambe dei genitori, o scappano. Un’avversione che può essere caratteriale, qualche volta legata a traumi specifici, a un’aggressione da parte dell’animale, «ma spesso – valuta l’addestratore cinofilo Massimo Visintin – viene trasmessa direttamente dai genitori che non hanno contribuito a un approccio corretto tra figlio e cani, o non hanno proprio abituato il bimbo a interagire con gli animali».

Per insegnare un corretto approccio con i cani, Visintin questa estate sta tenendo degli incontri specifici con i giovani iscritti al centro estivo del Tennis Club Triestino. Perché, talvolta, un approccio errato può provocare nel cane una reazione inaspettata. «Va valutato che non tutti i cani hanno lo stesso carattere – premette l’addestratore –: alcuni possono essere socievoli, altri meno, per genetica, indipendentemente dalla razza. Ci sono cani più riservati, altri più espansivi». Senza contare che alcuni esemplari, magari adottati da un rifugio sperduto dove hanno vissuto per anni in un box, e catapultati tra la gente, tra le strade di una città, hanno bisogno di un certo periodo per abituarsi, per imparare a relazionarsi con le persone. Visintin, che alcuni di questi aspetti legati al corretto approccio uomo-cane li affronta anche nel suo nuovo libro “Comprendere il cane”, proprio per far capire ai più giovani che ogni cane, come ogni persona, ha caratteristiche caratteriali diverse, agli incontri organizzati al Tennis Club Triestino porta due quattro zampe: un pastore tedesco e un golden retriever. «Uno di loro è più espansivo, l’altro più chiuso – spiega – e ci sono piccole regole da seguire per un avvicinamento corretto che consenta di stabilire poi un rapporto bellissimo tra cane e bambino, che eviterà di generare paure». —


 

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