Per il crac Alikè indagati due funzionari di banca

Falso in bilancio in concorso con operazioni che provocano la bancarotta o meglio il dissesto finanziario. In parole povere finanziamenti gonfiati erogati dalle banche a fronte di valori immobiliari “rivalutati” in modo eccessivo e anche operazioni finanziarie eseguite col solo scopo di dimostrare solidità.
È questa l’accusa che il pm Federico Frezza ha ipotizzato a carico di due funzionari bancari coinvolti nelle operazioni che hanno preceduto il crac di Alikè, la holding fallita il 19 febbraio 2009. Si chiamano Enrico Baracani, 45 anni e Giuliana Giammello, 55 anni. Il primo è dipendente della Cassa rurale e artigiana di Staranzano e Villesse, la banca di riferimento di Alikè. Il secondo ha operato per conto della Cassa di risparmio del Fvg che fa parte dela holding di Banca Intesa San Paolo.
Il blitz dei finanzieri della Tributaria, disposto dal pm Frezza, è scattato ieri mattina.
In pratica a Baracani (e in seconda battuta al presidente Carlo Feruglio) vengono contestate una serie di false operazioni finalizzate anche al ricorso abusivo al credito. In pratica ecco quella che qualcuno ha ironicamente definito una sorta di magia: siamo nel 2005 e il 22 dicembre la Alikè Real Estate ha acquistato villa Hausbrandt da Prima Fvg per la somma di 2 milioni e 500 mila euro.
Nello stesso giorno l’immobile di viale Miramare è stato venduto a B.B. Immobiliare Srl, che fa parte della holding al prezzo, raddoppiato, di 4 milioni e mezzo di euro. Come hanno accertato i finanzieri della Tributaria, il bene è stato rivalutato del 76 per cento anche se necessitava di lavori di manutenzione. Secondo la procura si è trattato di un sovrapprezzo fittizio che è stato evidenziato nel bilancio con la cifra di 5 milioni di euro.
A questo punto è entrata in scena la Cassa rurale di Staranzano che tenendo conto del valore (fittizio) del bene ha concesso un mutuo per la somma di 3milioni e 500mila euro agli amministratori di Alikè, Dimitri Passaro e Gianluca Valenti, il primo abitante a Gradisca in via Zorutti, il secondo a Sagrado in via 2 giugno. Secondo la procura a dare l’ok per il mutuo che poi ha innescato una voragine debiitoria è stato Enrico Baracani, alto funzionario e responsabile della Cassa rurale di Staranzano. Ha concesso - con l’ok del presidente Carlo Feruglio - una serie di fidi e di crediti “al di fuori da ogni prudenza” che che hanno consentito, secondo la procura a Passaro e Valenti di mettersi al vertice di un vero e proprio impero di carta. Risultato: un dissesto complessivo a cascata di 47 milioni di euro.
L’altra vicenda è quella in cui è coinvolta Giuliana Giammello, residente a Staranzano, direttore di una filiale della Cassa di risparmio del Fvg. La data è quella del 6 febbraio 2006. Quel pomeriggio, dopo la chiusura della filiale, il direttore Giammello riceve Dimitri Passaro assieme al revisore dei conti di Alikè Investments Manuela Romita. Poi con un clik apre il computer e, come hanno ricostruito i finanzieri, consente, senza alcuna garanzia, una serie di movimenti bancari alquanto bizzarri per la somma complessiva di 4 milioni e 500 mila euro. Soldi che escono dai conti di Passaro e Valenti per poi tornare dopo un giro vorticoso negli stessi depositi. Insomma un’operazione che, secondo la procura, è servita sostanzialmente per distrarre le somme dal patrimonio di tutte le società. Il giro: da Valenti a Mg.Re e da Passaro a Routes Illimitees. E poi da Mg Re e Routes ad Alikè Holding. Ancora da Alikè Holding a Alikè Real Estate e a Commercial Properties. Altro giro: da Alikè Real Estate a B e B Immobiliare diventata poi Alikè Marketing. Da Commercial Properties a B e B.. Infine da Alikè Marketing direttamente ai conti di Passaro e Valenti. Un percorso vorticoso di denaro che poi è stato successivamente contabilizzato nei vari bilanci come aumenti di capitale. Bilanci che si fondavano di praticamente su denaro non disponibile perché era stato fatto uscire dai conti delle società pochi istanti dopo essere accreditato. Insomma, soldi virtuali, inesistenti, ma scritti nero su bianco. Da aggiungere, infine, che su queste due vicende all’interno del crak Alikè sono in corso altrettante cause civili intentate dai curatori fallimentari.
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