«Per Miramare giardinieri stabili, con idee»

«Il ciclo di iniziative sui fiori “Primavera a Trieste” è stato realizzato solo con le idee, a costo zero, ma dal programma è rimasto fuori Miramare, perché il parco non è in gran forma: per rilanciare Miramare e riconnetterlo alla città serve il ritorno a una giardinieria stabile (com’era con la gestione di Paolo Sgaravatti), servono cioé anni di cura e idee costanti, non appalti da un anno alla volta. E noi, cooperativa sociale che sa usare bene le mani ma con tenacia e coraggio usa molto anche la testa, saremmo una soluzione...». Molto si parla di fiori e giardini a Trieste, e di folle che accorrono perfino alle conferenze, e così Giancarlo Carena, l’intellettual-giardiniere presidente della Cooperativa sociale Monte San Pantaleone che ha fatto tracimare di bellezza il parco di San Giovanni e da 10 anni gestisce il successo di “Horti tergestini”, viene allo scoperto con un mazzetto di idee.
E prima di tutto racconta come, quasi con niente, è nato un programma di iniziative molto nuovo per la città. «Son passato davanti al museo Revoltella, sono andato a trovare la direttrice Maria Masau Dan: “Come va coi fiori qui da voi?”. Mi ha accolto con entusiasmo dicendo che da tempo voleva organizzare qualcosa in tema. Scelta la serie di quadri, fatto il percorso, stampate fotocopie a colori come programma, in 20 giorni era fatto tutto. Costo: zero. Poi per “Primavere ribelli” ho contattato il gallerista Marco Puntin, Mariangela Barbiero presidente dell’associazione “Tra fiori e piante”, il fotografo Massimo Gardone, Patrizia Rigoni che organizza “La carica delle 101”, Massimiliano Schiozzi di Comunicarte: 20 giorni, tre riunioni, e tutto era pronto tra mostra, catalogo e conferenze. Costo: praticamente zero».
Invece “Horti tergestini” ha richiesto in 10 anni «un investimento di quasi 50 mila euro, la cooperativa ha investito e non guadagnato, speriamo che l’iniziativa possa crescere e restituirci l’investimento fatto con costanza e coraggio imprenditoriale - prosegue Carena -, ma ciò che oggi conta segnalare è che San Giovanni è il frutto di una straordinaria innovazione uscita dalla Sanità, è il piccolo grande capolavoro di Franco Rotelli (ex manager dell’Ass1 e neoconsigliere regionale Pd) di Francesco Peroni (rettore), di Maria Teresa Bassa Poropat (presidente della Provincia)». Carena, che definisce la sua impresa «la più olivettiana», un concentrato di impresa e cultura (ha appena pubblicato un nuovo libro a più voci, “La rosa che c’è”, con un piccante intervento proprio di Rotelli), la butta lì: «La Provincia ha competenze sulla cooperazione sociale, il Comune ha licenziato un protocollo sulla cooperazione, credo che insieme potrebbero aiutare Soprintendenza e Regione a trovare una soluzione per Miramare. Una gara, certo, ma per una gestione che duri 4-5 anni, per la quale saremmo i migliori candidati, per portare anche idee di valorizzazione. Come abbiamo fatto a Trieste».
Già che c’è, Carena (che arrivò a Trieste nel pieno della rivoluzione basagliana e rimase per sempre incantato da questa evoluzione culturale) riconnette su altro livello i concetti di Sanità, innovazione e sviluppo allargando l’ottica di San Giovanni: «Quella è stata un’eccellenza, per la Sanità regionale la nuova presidente Serracchiani dovrebbe scegliere proprio l’innovatore Rotelli alla Sanità. Se procedesse scegliendo da ogni territorio del Fvg una eccellenza, avrebbe già un buon metodo per fare la Giunta». (g. z.)
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