PER NON DIMENTICARE

Vi sono oggetti attraverso cui si crea una continuità tra passato e presente, che assumono nel tempo un valore esclusivamente simbolico e tramite i quali si mantiene vivo il ricordo del passato, soprattutto di quello più doloroso.


Uno di questi è l'orologio sul piazzale della stazione di Bologna, che il 2 agosto 1980 si fermò sulle 10 e 25. Esso assunse la sua dimensione simbolica proprio nel momento in cui cessò di funzionare. A nulla valsero i tentativi di qualche zelante funzionario delle Ferrovie che, 21 anni dopo, nel giugno del 2001, vollero ripararlo motivando questa scelta con il fatto che alcuni viaggiatori sarebbero potuti cadere in errore.


La vicenda assunse risvolti grotteschi. Bologna e con essa una buona parte della società civile italiana non la prese bene. E così ancora oggi quell'orologio è lì, fermo sull'orario che segna l'esplosione nella sala d'aspetto di seconda classe della bomba che causò la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200. Il 2 agosto di ogni anno il discorso del presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage termina pochi secondi prima delle 10 e 25. Poi si sente un terribile fischio del treno e gli occhi della piazza si posano tutti sul vecchio orologio.


Chi ha vissuto quei momenti di terrore ascoltando incredulo i primi notiziari si chiede che cosa sia rimasto di quella storia, dell'Italia di piazza Fontana, dell'Italicus, di Ustica alle generazioni dei giovani nati negli anni della Milano da bere, di Tangentopoli, della Repubblica che si credeva potessere vivere senza partiti. Se si ascoltano i docenti universitari che accolgono le matricole nelle loro università a furia di test sembra sia passato molto poco. Gli aneddoti non si contano, e d'altronde sarebbe sciocco stupirsi nell'Italia dove persino alcuni parlamentari non sanno collocare temporalmente un evento recente come la caduta del muro di Berlino. Ventisette anni sono tanti, forse non nella storia di un Paese ma certo nella vita di un uomo, e molto poco è stato fatto per trasmettere la memoria di quegli anni alle generazioni che non l'hanno vissuta in prima persona.


Questa mattina, 2 agosto 2007, alle stesse 10 e 25 di quel lontano 2 agosto 1980, su un canale satellitare di nicchia viene trasmesso un documento filmato opera di due giovani studenti di cinematografia che si trovarono sul luogo della strage pochi minuti dopo l'esplosione. Tre quarti d'ora di grande impatto, anticipati sul sito dell'"Espresso" nei giorni scorsi, il cui unico commento sonoro sono le voci dei soccorritori, dei tassisti che tentano di scambiarsi informazioni e richiedere aiuto, di una folla di persone che sente il bisogno di fare qualcosa e di mobilitarsi.


È una storia, quella della strage di Bologna, che anche senza volere entrare nei dettagli della lunga vicenda giudiziaria che dopo sedici anni di processi portò alla sentenza in Cassazione del 23 novembre 1995 in cui venivano condannati all'ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (ora rivisitata nel libro di Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, uscito per Rizzoli), va guardata con gli occhi bene aperti.


Il rischio della retorica è troppo spesso la scusa con cui i fatti più drammatici vengono rimossi. Mentre occorrerebbe guardare in maniera asettica alle vicende anche di una sola delle 85 vittime per capire che quella fu una tragedia nazionale che coinvolse persone normali. E che dunque anche solo per questo non andrebbe rimossa.


Anche i più scettici su un possibile miglioramento del nostro servizio pubblico radiotelevisivo, se ancora vogliamo credere che un servizio pubblico in Italia esista, potrebbero domandarsi, ad esempio, perché la Rai non abbia deciso di mandare anch'essa oggi, su una delle sue reti in chiaro, almeno uno spezzone di quel filmato. Violando così almeno per pochi minuti il regno dei palinsesti obbligati e del monopolio pubblicitario. In un'estate ancora una volta colma di repliche, infatti, forse non sarebbe stato troppo complicato dedicare in un giorno feriale e non certo in prime time, un po' di risorse alla nostra storia.


Assume allora un significato particolare la scelta dell'Associazione dei familiari delle vittime di quella strage di rendere disponibile su YouTube, il sito Internet più visitato dai ragazzi di tutto il mondo, un filmato di 7 minuti girato quella mattina di 27 anni fa. Perché, mentre l'orologio della stazione resta fermo sulle 10 e 25, la memoria di quell'Italia si tramandi anche a chi non c'era.

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