Piazza Vittoria, l’ira degli esercenti

«In questo modo ci stanno costringendo a chiudere. Anzi, stanno uccidendo tutta la città». Sono inviperiti, gli esercenti di piazza Vittoria, per gli effetti nefasti sulla loro attività dei lavori di sistemazione del famigerato tratto di strada davanti alla chiesa di Sant’Ignazio. A loro dire il cantiere sta facendo colare a picco gli affari, e il Comune non fa nulla per venire incontro a chi lavora nell'antico cuore della città. «La verità è che l'amministrazione comunale se ne frega di questa piazza – attacca Francesca Micelli, titolare della gelateria Dolce Peccato -, come dimostra anche il fatto che ho aperto l'attività 3 mesi fa, e ancora nessuno è venuto a vedere di cosa si tratta, a congratularsi o portare un messaggio di sostegno. Il Comune ha interesse solo a spolpare gli esercenti con tasse e balzelli». Francesca ha trasferito la scorsa estate la sua attività da Tavagnacco, ma si è pentita. «Se avessi saputo che le cose finivano in questo modo non avrei mai aperto la gelateria a Gorizia - si sfoga -. Con il cantiere dei lavori questa zona è letteralmente deserta, ed anzi si penalizza quei pochi che vorrebbero venire. Basta guardare quel che fanno i vigili, che non aspettano altro che dare la multa a chi parcheggia nella parte della strada già ultimata, ma chiusa al traffico. È un comportamento aggressivo secondo me ingiustificato: è ovvio che se la gente deve fare dei chilometri a piedi solo per prendersi un caffè o un gelato, sceglie un'altra zona di Gorizia». Per Francesca una cosa da fare assolutamente è riaprire al traffico la galleria Bombi, e aumentare il numero di parcheggi a disposizione di piazza Vittoria. «La città sta morendo, ma noi non ci stiamo – dice Francesca Micelli -, e siamo pronti ad andare avanti finchè non vediamo dei miglioramenti, o qualcuno ci ascolterà. Se necessario racconteremo la situazione di Gorizia anche ai media nazionali, perché è ora di fare qualcosa». Al fianco della gelataia c'è anche Giuseppe Longo, titolare della birreria “Aquila Nera”. «In linea di massima io lavorerei fino all'una di notte passata, in condizioni normali – dice -, ma qui alle nove di sera non c'è più anima viva, e sono costretto a chiudere. Pago regolarmente l'occupazione del suolo pubblico, ma con l'apertura del cantiere ho visto il mio spazio dimezzato: e nessuno dal Comune è venuto a informarsi di come vanno le cose, o a proporre quantomeno una sospensione del pagamento o una sua riduzione. Senza contare tutto quello che devo spendere di parcheggio ogni mese solo per poter lavorare, visto che non ci sono aree di sosta libere. Se le cose non cambieranno dovrò chiudere bottega, e me ne andrò via da Gorizia, in una città più accogliente e attenta alle esigenze di chi prova a lavorare».
Marco Bisiach
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