Pola conferma il no al golf di Forte Musil
POLA. I cittadini di Pola sono contrari al progetto del campo di golf nella penisola di Musil, un tempo roccaforte dell'Armata popolare jugoslava di Tito, poi passata all'Esercito croato e ora nelle mani delle autorità civili. Lo dice il sondaggio effettuato tra 400 polesani dalla società Gfk, commissionato dall'Iniziativa civica Volim Pulu–Amo Pola da tempo ai ferri corti con il sindaco Boris Mileti„ circa la futura destinazione della penisola la cui superficie è di 170 ettari, praticamente un quinto della superficie complessiva del territorio cittadino.
Ebbene il palazzo ha vinto la prima battaglia approvando il contestato Piano urbanistico generale che prevede la cementificazione del 12 percento della superficie e un campo di golf a 18 buche che occuperà la metà dell'area di Musil. Come risposta, gli attivisti di Volim Pulu-Amo Pola che invece si battono per contenuti meno invasivi come lo sport ricreativo, le passeggiate, l'attività culturale e la riduzione del cemento al minimo indispensabile, sono tornati alla carica avviando il sondaggio nel quale il 72% degli intervistati sostiene che a decidere del futuro di Musil dovrebbero essere i Polesani e non il governo o il municipio.
Inoltre l'82% appoggia l'operato dell'iniziativa che a questo punto invierà i risultati del sondaggio alla Regione istriana con la richiesta che dal Piano urbanistico generale venga estromesso il campo di golf tenuto conto che è in atto l'iter per le modifiche al Piano urbanistico della Regione. Rimanendo in tema di ex impianti militari da destinare all'uso civile, essi hanno attirato l'attenzione di numerosi investitori anche stranieri che hanno aderito all'apposito concorso bandito dall'Agenzia nazionale per la gestione dei beni statali. Per la stessa penisola di Musil si sono fatti avanti la società cinese Becht, l'Ar Group Istanbul, la compagnia Casta Istanbul/Dubai e numerose aziende e associazioni croate.
Grande interesse anche per alcuni ex impianti militari minori a Gallesano e a Promontore dove si vorrebbe avviare attività artigianali, la produzione agroalimentare e contenuti di turismo d'elite. Allo stesso concorso è stata offerta l'ex idrobase di Pontisella che durante il Ventennio era lo scalo di idrovolanti, ormai da tanti decenni ridotta in macerie. Né sotto la Jugoslavia come neppure sotto la Croazia almeno finora, non è stato speso un centesimo per rivalutare l'immobile che considerata la felice posizione sul mare rappresenta un enorme potenziale turistico-economico.
(p.r.)
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