Porto, Nicoli: «La Regione si arrende allo Stato»

Il capogruppo di Fi chiede di conoscere tutti i dettagli della procedura e se siano state fatte perizie sul valore dei terreni
Bonaventura Monfalcone-31.01.2018 Visita viceministro Rixi-Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-31.01.2018 Visita viceministro Rixi-Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



Passa, sotto la lente di Giuseppe Nicoli, l’operazione Azienda speciale. Quando in ballo ci sono cifre a sei zero e, soprattutto, interessi economici oltre che posti di lavoro, è prerogativa di un consigliere regionale, quantunque di maggioranza, fare le pulci alla sua stessa parte politica. Questo l’ex vicesindaco di Monfalcone, capogruppo di Forza Italia sugli scranni di piazza Oberdan, lo sa bene. Ecco perché dopo l’articolo apparso sabato su queste colonne in merito alla delibera dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale sull’acquisizione da 15 milioni di euro dell’Azienda speciale, fino a prima gestore dello scalo di Portorosega, ha drizzato le antenne. Per diventare operativo l’atto, comunque, dovrà attendere il parere della Corte dei conti.

Essenzialmente tre le questioni di cui Nicoli chiede conto con un’interrogazione indirizzata alla giunta Fedriga, per conoscere «quale procedura pubblica sia stata compiuta nell’individuazione del soggetto acquirente nella trattativa tra Autorità portuale di Trieste e Camera di commercio», se vi sia «una perizia asseverata sui terreni oggetto di vendita», posto che quelle aree «sono state acquisite dall’Aspm anche grazie a contributi pubblici come il Fondo Gorizia, per il quale vi era interesse non solo regionale a che tali beni rimanessero in gestione a un ente di controllo locale» e, infine, di apprendere l’entità degli «investimenti sul territorio» di Ccia a seguito dell’operazione.

Per l’azzurro, che è pure consigliere comunale con delega a Urbanistica e Lavori pubblici, la Regione «non può abdicare al suo ruolo di programmazione e pianificazione dello sviluppo degli scali marittimi di Trieste e Monfalcone, relegandosi a una posizione di totale subalternità nei confronti dello Stato». È in gioco, dice, «la specialità della Regione». Eppure sulle ultime azioni piazza Oberdan «non è stata coinvolta, nonostante le decisioni abbiano un impatto su territorio e popolazione», sempre Nicoli. «I nostri porti – osserva – sono interessati da strategie sulle quali la Regione deve avere voce in capitolo. Ci sono ancora forti perplessità e incognite, per esempio, sull’inserimento dello scalo giuliano nell’orbita cinese».

«Anche a Monfalcone – prosegue il capogruppo regionale di Fi – non mancano le incognite e vogliamo che la Regione si faccia parte attiva nel comprendere particolari e vantaggi per il territorio dell’operazione in corso e dia il suo apporto in termini di strategie». «Pure sul fronte della Camera di commercio – continua – ci sono aspetti che dovrebbero essere chiariti. Come il valore di mercato delle aree di proprietà della Cciaa vendute all’Autorità di sistema e se esiste una perizia asseverata che ne confermi il valore. Inoltre mi chiedo se quelle aree vendute all’Autorità di sistema avrebbero potuto risultare appetibili anche ad altri soggetti pubblici, come il Comune di Monfalcone o il Consorzio per lo sviluppo economico».

Insomma, i «porti di Trieste e Monfalcone stanno vivendo la loro più florida fase espansiva: la Regione deve essere parte attiva nel sostenere il loro appeal». –



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