«Porto Vecchio, via i conservatori contrari allo sviluppo della città»

«Caspita se sono favorevole, non fossi fuori Trieste ci parteciperei con piena convinzione». Anche l’ex presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli marcerà idealmente sabato su Porto Vecchio e contribuirà a distanza a dare la spallata che dovrebbe servire a buttare giù l’ultimo muro.
Ma quale significato può rivestire questa marcia che promette un grande seguito?
Sconfiggere finalmente una volta per tutte l’immobilismo grottesco, antistorico e antieconomico che da decenni sta bloccando lo sviluppo di Trieste. Buttare fuori quella banda di conservatori che continua a distruggere e a lavorare affinché non cambi nulla. Leggendo le opinioni di Gianfranco Gambassini mi sono quasi sentito male.
Perché Porto Vecchio non può continuare ad essere porto?
Perché non ci arrivano, né potranno arrivarci mai più né le navi, né i binari, né le strade.
Ma neppure i concessionari dopo la firma dei contratti si sono mossi, per la riconversione non è stato messo neppure un chiodo, nemmeno le fasi preliminari sono ben avviate e si dice che i costruttori puntino solo alla sdemanializzazione per poter vendere, altrimenti sarebbero pronti ad andarsene.
Non credo, dalle ultime notizie che ho anche se devo ammettere che non sono freschissime i marina partiranno di sicuro e credo che non manchi nemmeno tantissimo tempo per vedere l’avvio dei lavori.
Se non si parte entro un determinato lasso di tempo però la concessione decade.
Non sarà così. Guardiamo cosa sta succedendo con i primi Magazzini dati a Pierluigi Maneschi. Da quanti anni ha la concessione? Non ha ancora fatto nulla, eppure ce l’ha ancora.
Lei quand’era a capo dell’Authority si era detto contrario alla sdemanializzazione.
Non esattamente. Avevo detto che bisognava porsi il problema dei mancati introiti, successivi alla sdemanializzazione, per l’Autorità portuale che dai canoni anche in Porto Vecchio avrebbe potuto trarre ossigeno per investimenti sulle infrastrutture. Ma è indubbio che si possa sdemanializzare qualche area. Esistono tanti porti in Europa dove attività portuali convivono contiguamente a aree riconvertite e gestite da altre amministrazioni.
Bisogna però spostare il Punto franco ed è il motivo fondamentale della marcia di sabato. Lei aveva avanzato l’ipotesi di portarlo a Fernetti.
È un’ipotesi ancora valida e secondo me sarebbe ancora la migliore, anche se non è l’unica. Il Terminal di Fernetti è pressoché adiacente all’autoporto di Sesana ed è in questa zona che si poteva creare una vasta area franca. Sarebbe stato un ampio terminal intermodale per il Sud Europa. L’accordo tra Italia e Slovenia qualche anno fa sembrava possibile, poi sono cambiate molte cose a Roma e a Lubiana: e comunque c’è ancora qualcuno pronto a mettersi di traverso all’operazione.
In Porto Vecchio va detto che c’è anche l’Adriaterminal che qualche traffico lo gestisce ancora. Si era pensato a un suo trasferimento in Porto Nuovo, ma non sembrano eserci aree idonee.
L’area idonea si può trovare in Zona industriale procedendo con le bonifiche. Ma il primo problema anche per fare questo è l’attuazione del Piano regolatore che già da tempo è stato approvato dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Però per la definitiva approvazione manca ancora il via libera da parte del Ministero dell’Ambiente. Si dice che non sia arrivato perché non c’è ancora una parola definitiva sul rigassificatore.
Ma, per piacere. La motivazione ufficiale è che non sono stati ancora completamente esaminati i sondaggi ambientali nel vallone di Muggia, in realtà è l’Autorità portuale che non vuole il Piano regolatore.
Non starà mica dicendo che l’Authority sta frenando il Piano regolatore?
Non ho detto frenando, ho detto bloccando.
E per quale motivo mai?
Perché tutto resti fermo, ma soprattutto perché all’interno del nuovo Piano regolatore c’è il Porto Vecchio e qui torniamo alla marcia contro la banda dell’immobilismo.
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