Prg, circoscrizioni al voto È polemica sull’«urgenza»
di Piero Rauber
Il Piano regolatore di Dipiazza aveva avuto il difetto, poi letale, d’esser stato secretato? Neanche quello di Cosolini è senza macchia, e proprio in termini di trasparenza: così rombano dalle opposizioni, da dove si parla letteralmente di «fallito blitz», tentato dal sindaco e dalla sua giunta, di sorprendere i consiglieri circoscrizionali, le cosiddette “antenne” dei rioni, concedendo loro tempi strettissimi per restituire all’amministrazione comunale i rispettivi pareri, ancorché non vincolanti, proprio sulle direttive del futuro Prg, direttive recentemente approvate dalla stessa giunta guidata da Roberto Cosolini.
Una rapida occhiata e non di più, insomma, perché dai rioni non monti una qualche protesta prima che il provvedimento venga votato dal Consiglio comunale, che poi è l’atto che rende le nuove direttive pienamente vincolanti: è quanto sostiene, in particolare, Maurizio Ferrara da capogruppo della Lega, il più agguerrito sull’argomento. «Durante i mandati di Dipiazza - spiega - vigeva una regola non scritta in base alla quale la giunta, prima di inviare una delibera alle circoscrizioni, la consegnava ai capigruppo di minoranza affinché i vertici dei vari partiti potessero discutere della materia, e preventivamente, con i propri consiglieri circoscrizionali. Stavolta invece le direttive del Prg sono finite nelle circoscrizioni senza tale passaggio, e per di più con il rango dell’urgenza, cioè con la richiesta di un parere entro dieci giorni e non i soliti venti. Appare evidente la volontà di nascondere qualcosa, campo nomadi, rigassificatore, chissà, all’interno di un provvedimento, peraltro, assai generico».
I fastidi urlati, come quello della Lega, ma anche altri più garbati, comunicati al sindaco da dentro la stessa maggioranza, hanno fatto sì, nei giorni scorsi, che la giunta decidesse di levare l’urgenza alla delibera. Senza tale “ripensamento”, i termini per la produzione dei pareri delle circoscrizioni sarebbero scaduti già oggi. Ora, invece, sulla carta, c’è una settimana e mezza in più, per guardare le direttive, capirle e votarle, al di là degli ordini di scuderia.
Occhio, però, mette le mani avanti Cosolini, a scambiare ciò che è successo con una vittoria padana: «È ridicolo», attacca il primo cittadino. Che puntualizza: «La richiesta di tornare ai venti giorni mi è stata fatta da alcune circoscrizioni, peraltro a maggioranza di centrosinistra, e in particolare dalla Federazione della sinistra. L’urgenza, lo ricordo, mi era stata sollecitata soprattutto da certe posizioni prese dall’opposizione, che va dicendosi preoccupata dal fatto di esporre il territorio a un paio di settimane in più in assenza dei regimi di salvaguardia, che saranno reintrodotti con l’approvazione in Consiglio comunale delle direttive. Non abbiamo avuto problemi a concedere i tempi ordinari, dato che noi, preoccupati, non lo siamo, e i fatti, che confermano un mercato immobiliare in crisi, ci stanno dando ragione. Non c’è insomma alcuna corsa al cemento». Quanto alla mancata “cortesia” verso i capigruppo di minoranza, per Cosolini è stata addirittura anticipata: «Il 5 ottobre la giunta ha approvato le direttive, e lo stesso giorno è stata convocata, senza che noi avessimo alcun obbligo, una commissione Urbanistica del Consiglio, alla presenza praticamente di tutti i capigruppo, nel quale il documento è stato messo a disposizione dei partecipanti».
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