Processo Traini, sospetto di un cartello tra benzinai

Nell’udienza di ieri la confusa deposizione del gestore della Esso di via Aquileia ha fatto intendere che il prezzo del carburante era frutto di accordi tra distributori
Di Roberto Covaz

Esisteva un cartello tra i benzinai goriziani per calmierare il prezzo della benzina? Quale danno alla collettività avrebbe inferto Manuel Rizzi, titolare del distributore Tamoil di via Lungh’Isonzo Argentina, proponendo benzina e gasolio a prezzi più convenienti della Slovenia e quindi degli altri distributori goriziani? Domande a cui solo in parte si sono date risposte ieri al Tribunale di Gorizia nella penultima udienza del processo che vede imputato di estorsione Pio Traini, già presidente dei benzinai goriziani. Secondo l’accusa, nei primi giorni del marzo del 2011, Traini si sarebbe più volte recato al distributore della Tamoil intimando a Rizzi, a nome della categoria, di alzare il prezzo di vendita del carburante. Alla richiesta Traini avrebbe fatto seguito a minacce che hanno portato Rizzi a denunciarlo. Processo complesso, questo, conseguenza di un primo procedimento che vedeva Traini imputato di associazione a delinquere, accusa poi derubricata in estorsione. Ieri sono stati sentiti due testi della difesa di Traini, rappresentata dagli avvocati Agostinis e Campeis. Il primo a essere interrogato è stato Giovanni Romanut, gestore del distributore Esso di via Aquileia, di cui è socio al 10 per cento lo stesso Traini. Romanut è parso in evidente difficoltà nello spiegare come si determinava il prezzo del carburante. Incalzato dalla giudice Francesca Clocchiatti e dall’avvocato di parte civile, Paolo Lazzeri, Romanut è parso confuso a dir poco, tanto da essere ripreso dal giudice sulle conseguenze di una eventuale falsa testimonianza. Dopo tanti sforzi Romanut ha sintetizzato che il prezzo della benzina era sostanzialmente imposto al gestore dal fornitore. A tale importo si praticavano gli sconti dell’agevolata calcolati attraverso un determinato parametro. Rizzi invece è titolare dell’impianto e quindi, è stato ipotizzato, poteva fissare qualsiasi prezzo. È evidente che la sua strategia di vendita rappresentava una concorrenza estrema per gli altri benzinai goriziani, ma un vantaggio oggettivo per l’utenza. L’avvocato Lazzeri nel suo controinterrogatorio ha chiesto a Romanut se tra i benzinai goriziani ci fosse una sorta di cartello per accordarsi sul prezzo della benzina. Romanut ha risposto di sì, ma l’intervento dei suoi avvocati contro la domanda di Lazzeri ha consentito a Romanut di ricalibrare la risposta. È stato poi sentito il gestore della Esso di Lungh’Isonzo Argentina Fulvio Lovisini, che ha ammesso quanto gli sconti praticati da Rizzi avessero creato malumore in una categoria già profondamente in crisi. La difesa ha poi rinunciato a un terzo teste. Nella prossima udienza ci sarà una breve discussione in quanto la giudice ha chiesto alle parti il deposito di memorie, in modo da accelerare i tempi del dibattimento. Poi la sentenza.

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