Profughi, allestita una mini-tendopoli alla Madonnina

La Caritas cerca di fronteggiare così l'incessante arrivo di richiedenti asilo in città. La piccola tendopoli è stata allestita vicino agli spazi parrocchiali ma non viene, per ora, utilizzata visto che 50 migranti sono stati trasferiti al ricreatorio di Sant'Andrea
Le tre tende allestite alla Madonnina
Le tre tende allestite alla Madonnina

GORIZIA. Negli spazi parrocchiali esterni della Madonnina sono apparse tre tende militari da campo, capaci di “contenere” una quindicina di persone l’una. È evidente che la Caritas diocesana e i volontari, non sapendo più che pesci pigliare e con un numero sempre crescente di richiedenti asilo da gestire, hanno preso questa decisione (ovviamente temporanea) per garantire un tetto a tutti. Per ora, le tende non vengono utilizzate perché 50 profughi (che si pensava di ospitare lì) hanno trovato un tetto al ricreatorio di Sant'Andrea.
Non più tardi di ieri avevamo dato del fatto che, sempre alla Madonnina, erano stati utilizzati anche i corridoi degli spazi parrocchiali. Lì, dormono attualmente quasi duecento persone, tutte di nazionalità afghana e pakistana, buona parte delle quali giunte dalla Germania. E i flussi sono incessanti.
Che la situazione fosse difficile, lo si era già capito ieri mattina: il Parco della Rimembranza era zeppo di profughi. Chi seduto sulle panchine, chi sdraiato sui prati, chi intento a telefonare. Un gruppo di una ventina di persone ha, invece, scelto di sedersi a terra non lontano dal monumento principale. Scene normali. Scene quotidiane.
Ieri mattina sono giunti in città altri 25 richiedenti asilo. Nove sono stati intercettati alla stazione ferroviaria di Gorizia (sono arrivati in treno e hanno dichiarato di essere giunti dalla Germania) mentre 16 sono stati bloccati dalla polizia di frontiera. I flussi, dunque, proseguono senza freni anche se - negli ultimi due giorni - non si sono raggiunti i preoccupanti picchi di lunedì scorso quando si raggiunse la cifra record di 67 arrivi in sole due ore.

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