Profughi, primi dieci arrivi dal fronte balcanico

Accolti dalla Caritas martedì sera, hanno raccontato ai volontari di essere stati respinti dall’Austria. Il dormitorio di Piazzutta è di nuovo pieno
Di Stefano Bizzi
Bumbaca Gorizia 15.10.2015 Gradisca, profughi al CIE Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 15.10.2015 Gradisca, profughi al CIE Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Hanno raccontato di non essere riusciti ad entrare in Austria e che, per questo, hanno ripiegato su Gorizia. Vienna non ha chiuso le frontiere, ma dalla Slovenia la marea del grande esodo sulla Rotta Balcanica comincia in qualche modo a riversarsi comunque sulla città. Dieci richiedenti asilo sono arrivati martedì sera nel capoluogo isontino e la loro presenza dimostra che il flusso di migranti è inarrestabile e comincia a cambiare volto. Il dormitorio di Piazzutta non è ancora al collasso, ma è di nuovo al completo. È bastata poco più di una settimana dalla maxi-operazione che ha consentito di trasferire a Gradisca i profughi accampati in riva all’Isonzo per riportare di nuovo la situazione vicino ai livelli di guardia. I migranti fuori convenzione sarebbero già una quarantina.

Negli ultimi giorni ci sono stati dei nuovi trasferimenti al Cara di via Udine, però gli spazi lasciati vuoti vengono immediatamente occupati da altri in una sorta di “effetto domino” senza fine. E se ad afghani e pakistani, a Gorizia cominciano ad arrivare anche i siriani in fuga dalla guerra che sta devastando il loro Paese, la questione profughi rischia di sfuggire di mano e diventare molto complicata. Mentre al campetto della parrocchia di Madonnina - dove i volontari ogni sera sfamano i migranti – sono stati trasportati due bagni chimici, da Roma il presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani Luigi Manconi continua a chiedere aggiornamenti sulla situazione. A confermarlo sono la senatrice Laura Faisolo e l’assessore Ilaria Cecot. «La saturazione di Croazia, Slovenia e, prossimamente, dell’Austria, ci impone un’organizzazione – osserva la parlamentare democratica -. Ne avevo già parlato con il prefetto. Non possiamo affidarci all’improvvisazione italica. Dobbiamo pianificare a tavolino. Questo è indispensabile, come è indispensabile che i Comuni si organizzino per un approccio dell’accoglienza distribuito sul territorio». «Storicamente – aggiunge l’assessore Cecot - anche i bambini imparano dai loro errori, noi invece non abbiamo capito che non sono gli spostamenti di massa la sola soluzione alla questione dei migranti. Ora non si ha la percezione di cosa sta succedendo, ma fra qualche giorno saremo punto a capo. Il senatore Manconi mi ha detto di tenerlo settimanalmente aggiornato. Nel caso in cui i richiedenti asilo si riaccamperanno sull’Isonzo, si muoverà. Per ora c’è questa quarantina di migranti fuori convenzione che non rappresenta un problema, ma nei fatti sono persone a cui non vengono riconosciuti i diritti civili. Mi aspettavo che dopo la scampata tragedia della scorsa settimana, dalla prefettura qualcuno si facesse sentire».

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