Protesi “veloci”, al San Polo decolla la sfida

Il sistema è definito Fast Track, pista veloce. Declinato in termini medici si traduce nell’ottimizzazione del percorso clinico del paziente e nel recupero accelerato della guarigione. Compresa la riduzione dei tempi di degenza e dei costi sanitari. L’obiettivo non è solo quello di contenere le fughe, ma soprattutto di creare attrazione. L’Ortopedia ha tracciato un ulteriore passo, nel solco della pratica mini-invasiva e della tecnica protesica che con Vincenzo Alecci, già primario del Servizio, ha fatto del San Polo un punto di riferimento e di eccellenza. Si sta facendo strada una metodologia in grado di conferire al reparto un valore aggiunto di evidente interesse. Si tratta di un nuovo modo di affrontare l’approccio chirurgico e la riabilitazione protesica in particolare del ginocchio. Il tutto pur considerando una diminuzione del 30% delle sale operatorie disponibili, passate da 7 a 10.
Il Fast Track, dunque, grazie al quale i pazienti si “mettono in piedi” quattro ore dopo l’intervento. Pronti per sostenere una fisioterapia “spinta”, di livello avanzato e ambulatoriale. Una pratica che promette di estendersi anche alla tecnica protesica dell’anca. I tempi di rientro a casa del paziente vengono ridotti, così come risulta più rapido il decorso post-operatorio ed il recupero funzionale al ripristino dell’autonomia.
A portare avanti l’ambizioso progetto assieme alla sua equipe è il dottor Stefano Fabbro, triestino che vanta una consolidata esperienza condotta all’ospedale di Palmanova, da un anno operante al San Polo. Il suo sguardo è più ampio essendosi spinto anche ad eseguire trattamenti a base di concentrati piastrinici nelle patologie articolari e al tendine. Lo spirito innovativo è rivolto inoltre alla chirurgia in ordine alla correzione dell’alluce valgo, attraverso una tecnica mini-invasiva percutanea, che limitandosi a praticare piccoli tagli permette di risolvere o di minimizzare gli effetti della chirurgia aperta riducendo le complicanze ed il conseguente processo di recupero post-operatorio. Una metodologia, spiega il dottor Fabbro, che potrebbe portare ad interventi in regime di Day Surgery.
Insomma, un salto di qualità, a maggior ragione quando si tratta di una struttura ospedaliera pubblica, e come tale soggetta a scelte specifiche nel rapporto costi-benefici. La prospettiva di facilitare il recupero del paziente, di accelerarne la guarigione e di abbattere tempi di degenza e spese rientra nella logica di equilibrio tra risorse e risultati. Rimane una scelta non facile nel contesto di un’offerta sanitaria che nell’ambito privato o convenzionato ha evidentemente migliori margini di azione.
Il dottor Fabbro osserva: «Al San Polo ho introdotto il sistema Fast Track che ha permesso di raggiungere esiti senza dubbio confortanti. Siamo a livello “embrionale” avendo applicato la nuova tecnica su pazienti selezionati. Un sistema che verrà protocollato nell’ambito ospedaliero, per poter diffondere la pratica a tutti i pazienti. Intendiamo adottarlo anche nella protesica dell’anca, manenendo chiaramente il procedimento mini-invasivo già assunto dal dottor Alecci».
Il medico aggiunge: «Si tratta di una metodologia che si sta sviluppando in Italia, assunta anche nella nostra regione, ma ad oggi non è praticata in molte strutture ospedaliere».
In Friuli Venezia Giulia il San Polo ed un reparto universitario sono i primi ad aver aperto il varco a questa tecnica. «Altra innovazione – continua Fabbro – è la chirurgia mini-invasiva percutanea nel trattamento dell’alluce valgo, attraverso minime incisioni cutanee, con buoni risultati funzionali ma anche estetici. È possibile pensare quindi ad un intervento in anestesia locale, in Day Surgery. Anche in questo caso i vantaggi si estenderebbero ai minori tempi di degenza e costi».
Fin qui l’aspetto innovativo. Che deve comunque fare i conti con l’organizzazione complessiva del Servizio di Ortopedia e di Traumatologia nonchè delle caratteristiche di un ospedale di rete, in termini di risorse umane ed economiche.
Il reparto registra una minore disponibilità delle sale operatorie in virtù di una ridistribuzione gestionale. Significa una riduzione del 30% rispetto al 2014. L’attività operatoria è programmata da lunedì fino a venerdì, a fronte di sole due giornate con due sale operatorie utilizzabili. Complessivamente pertanto sono sette le sale operatorie a disposizione rispetto alle dieci del passato. «Nonostante la riduzione delle sale operatorie – argomenta Fabbro – riusciamo a mantenere un target importante e il trend sta aumentando da quando abbiamo adottato le nuove tecniche operatorie. Facendo queste scelte – conclude il medico – intendiamo arrivare a contenere le fughe di pazienti ma soprattutto a creare attrazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








