QUANDO L’AMERICA DIMENTICA REAGAN
Diceva un politologo tedesco che è nelle situazioni eccezionali che si vede chi conta davvero. Si è visto nella conferenza stampa in cui Bush ha annunciato le misure di salvataggio del sistema finanziario americano, e mondiale, leggendo, affiancato da Bernanke, capo della banca centrale, e da Paulson, Segretario al Tesoro, il piano steso da questi. Piano che prevede per Paulson stesso poteri dittatoriali. Subito dopo, due grandi potentati economici, le banche d'investimento Goldman Sachs e Morgan Stanley, si sono messe sotto le ali protettive, ma anche direttive, della banca centrale. A questo, infatti, equivale l'essersi trasformate in banche ordinarie, quali non erano mai state prima.
Questi due fatti segnano una forte discontinuità rispetto all'era della deregulation reaganiana. Dai primi anni '80, infatti, era stata rimossa tutta la regolazione bancaria post-29. Il deficit del bilancio dello Stato doveva essere finanziato solo vendendo titoli, mettendo il Tesoro alle dipendenze dei mercati. Le banche centrali si dovevano occupare solo del tasso d'interesse, emettendo liquidità in modo controllato e prevedibile. Le banche funzionavano quanto più autonomamente dalla banca centrale, aumentando i mezzi propri via mercati. I depositi non venivano più garantiti della banca centrale, ma in via assicurativa.
I mercati diventavano la principale fonte di alimentazione degli intermediari finanziari. Le segmentazioni delle attività bancarie e finanziarie post-'29 sono state via via rimosse, e si è creduto a lungo che bastasse assicurarsi dai rischi derivanti dalla creazione sempre più vorticosa e incontrollata di strumenti finanziari sui mercati mondiali.
Dimenticando che l'assicurazione funziona solo se solo una parte dei titoli a rischio fallisce. Se falliscono tutti, fallisce anche l'assicuratore, come è successo all'Aig, l'assicurazione salvata da Paulson. Il sistema ha funzionato con mercati finanziari e banche in gran parte indipendenti dalle banche centrali. Un sistema così congegnato inevitabilmente innesca bolle speculative. Finora gli scoppi, nell'87, '91-92, '97-98 e 2001, erano stati affrontati dalle banche centrali, americana in testa, con creazione di moneta. Ma stavolta non è bastato.
La crisi era di insolvenza, e non solo di liquidità. Né le banche, con i bilanci appesantiti da titoli che nessuno vuole, né il mercato, nonostante la liquidità creata dalle banche centrali, facevano più credito. Le misure di Paulson intendono sbloccare il circuito del credito, scambiando i titoli illiquidi posseduti dal mercato con titoli di stato buoni, che possono essere sempre liquidati. Il sistema di garanzie viene de-deregolato, reintroducendo la garanzia della banca centrale, che riprende questo ruolo anche rispetto alle banche, come si vede dai casi Goldman Sachs e Morgan Stanley.
Questa è l'idea, anche se i particolari non sono ancora noti. La cosa può funzionare se i mercati ci credono. Nel 1933, il salvataggio del sistema bancario americano fu fatto secondo linee analoghe. Ma fu il presidente Roosevelt a convincere gli americani, nelle sue conversazioni radiofoniche, della bontà delle misure. Oggi vediamo, invece, reazioni contradditorie dei mercati. Al primo rimbalzo positivo sono seguite cadute delle Borse, e del dollaro.
Questo, probabilmente, è il limite dei poteri di Paulson. Ha bisogno di un presidente dietro di sé, capace di convincere non solo gli americani, ma il resto del mondo, dell'efficiacia delle misure. Ce l'avremo, tra non molto?
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








