Quella laurea “inutile” diventata lo stimolo per voltare pagina e ripartire da zero

la storiaA Trieste il filippino Rodrigo Avena Pagara ha trovato un buon lavoro, è riuscito a riunire la sua famiglia, ha messo a frutto i suoi studi ed è sempre più innamorato della città e della...

la storia



A Trieste il filippino Rodrigo Avena Pagara ha trovato un buon lavoro, è riuscito a riunire la sua famiglia, ha messo a frutto i suoi studi ed è sempre più innamorato della città e della regione, che esplora ogni fine settimana, per scoprire luoghi sempre nuovi. Lunga l’avventura dell’uomo, fatta di spostamenti, salti nel buio, trasferimenti forzati e tanta voglia di svoltare. «Ho lasciato le Filippine nel 2001 – racconta -. Ero laureato in un ambito che riguardava le strumentazioni tecnologiche, ma ho perso il lavoro e ritrovare un impiego lì era quasi impossibile. Davanti alla situazione di difficoltà io e la mia compagna, diventata poi mia moglie, abbiamo deciso di partire, dividendoci, per cercare un futuro migliore in un altro Paese e per guadagnare un po’ di soldi, per poter costruire qualcosa insieme. Lei è andata negli Emirati Arabi, io in Italia».

Rodrigo vola a Roma, dove cerca in tutti i modi di darsi da fare. «Ho sfruttato qualsiasi possibilità mi si è presentata davanti: ho lavorato ovunque, come pescivendolo, baby sitter, aiuto cuoco, barista e ho fatto le pulizie. In quel periodo ho scoperto che la mia laurea purtroppo non era riconosciuta in Italia, la scuola che i ragazzi frequentano nelle Filippine è molto diversa, a partire dalle elementari. Pur avendo portato a termine con successo gli studi nel mio Paese quindi, non avrei potuto sfruttare in alcun modo quella mia qualifica. All’inizio c’è stata un po’ di delusione, ma l’ho considerata come una nuova sfida da affrontare. Mi sono rimboccato le maniche e mi sono iscritto alla facoltà di Infermieristica, un ambito che mi interessava e che poteva integrarsi con le competenze che già avevo in questo settore. Sono riuscito a diplomarmi, continuando comunque a lavorare tantissimo, per mantenermi e per completare quel traguardo che richiedeva tanto impegno e dedizione. È stata molto dura e faticosa, non avevo un momento libero, ma ce l’ho messa tutta. Ero convinto che sarebbe stato utile finire un iter di studi anche in Italia e così è stato».

Completato il corso, Rodrigo decide di compilare subito il curriculum e spedirlo anche in altre città. «C’era già da un po’ il pensiero di lasciare Roma e di provare a vivere in un’altra zona. Non avevo le idee chiare, volevo provare a spostarmi e a trovare sicuramente un’altra occupazione, diversa dalle tante già fatte. Nel 2012 ho iniziato la ricerca di un nuovo impiego. Mi hanno risposto due aziende, a Ferrara e a Trieste, con la richiesta di presentarmi a un colloquio. Ho deciso di venire qui e poco tempo dopo sono stato assunto. Adesso lavoro per una realtà nel campo sanitario, mi occupo delle strumentazioni elettroniche e ho messo a frutto tutto ciò che ho imparato nelle Filippine, grazie alla laurea e alla pratica sul campo, e il bagaglio di esperienze di Roma. È stato un viaggio non facile, fin dalla partenza dal mio Paese, ma non ho mi sono mai demoralizzato e sono riuscito a conquistare proprio quello che speravo, il settore per cui mi ero specializzato e che già nel mio Paese mi piaceva».

Per Rodrigo l’amore per Trieste è stato immediato, tanto da raccontare tutte le bellezze della zona subito alla famiglia, che viveva ancora lontana e che l’ha raggiunto. «La città è stata una bella sorpresa, si vive davvero bene. Dopo un po’ di diffidenza iniziale da parte della gente, mi sono sentito accettato e integrato. Il primo anno lavoravo in una casa di riposo, non uscivo mai, mi spostavo tra la struttura e la mia casa. Poi finalmente mia moglie mi ha raggiunto, qui abbiamo avuto due bambini, ci siamo fatti nuove amicizie e ormai la nostra vita è tutta triestina».

Nelle Filippine Rodrigo ha deciso di tornare con sempre minor frequenza. «Di solito ci vado ogni due anni, per trovare mio padre e i miei fratelli, forse adesso lo farò meno. Non sento la mancanza, ormai non riconosco più i luoghi, non mi oriento, sono cambiate troppe cose. Mia madre invece ci ha raggiunti qui - aggiunge - anche lei si è innamorata di Trieste e ha deciso di restare con noi».

Tutto il tempo libero a disposizione Rodrigo lo utilizza per esplorare il territorio e per conoscere meglio la città e i dintorni. «Nei week end con mia moglie e i figli andiamo in varie zone della regione, ogni volta diverse, per scoprire il Friuli Venezia Giulia, ci piacciono molto le località turistiche balneari, ma anche gustare i prodotti tipici, ci fermiamo spesso negli agriturismo. Quando invece ho qualche momento di pausa anche durante la settimana adoro fare sport. A Trieste ho iniziato a correre, perché ci sono scenari davvero spettacolari, vado anche in palestra e al mare, un’ abitudine che nelle Filippine non avevo». Rodrigo infatti fino a qualche anno fa non sapeva nuotare. «Sembra strano considerando la mia provenienza, proprio sul mare, ma nessuno me l’aveva mai insegnato. Ho iniziato per caso, quando mi trovavo a Roma. Lavoravo così tanto, dietro al bancone di un bar, che mi è venuto un fortissimo mal di schiena. Mi hanno consigliato di iniziare ad andare in piscina e così ho frequentato un corso, e tuffarmi e poter essere autonomo, senza paura, è stata una bellissima novità».

Da quando la famiglia si è riunita, la casa di Rodrigo è un mix di tradizioni triestine e e filippine. «Quando sono arrivato, vivevo da solo e mi sono un po’ “italianizzato”, in particolare nella scelta del cibo, ma con mia moglie e mia madre siamo tornati a valorizzare le nostre usanze, a partire dalla tavola, dove molti piatti sono indiani. Per il resto Trieste ci piace molto quindi è naturale adattarsi alla vita e alle abitudini locali. Anche sul fronte della comunicazione c’è un misto che funziona. La mia bimba più grande, che ha quattro anni, in famiglia parla la nostra lingua, fuori ovviamente l’Italiano, ma in questo modo può mantenere le sue origini e allo stesso modo la conoscenza di due lingue, magari in futuro potrà rivelarsi sicuramente utile». Il futuro Rodrigo lo vede solo a Trieste. «Qui la comunità di filippini è piccola, credo siamo poche centinaia. Alcuni, così come altri stranieri, sognano di tornare prima o poi nel proprio Paese. Per me invece non è così, ormai questa - ribadisce - è la mia città». —





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