Querci in cella dà consulenze, in cambio lo aiutano a vestirsi

La vita carceraria rende tutti uguali. Ceto sociale, attività professionale e livello culturale lì dentro non contano. Lo sa bene il professor Francesco Alessandro Querci rinchiuso dallo scorso 4 aprile dietro le sbarre del Coroneo. Per anni docente di diritto della navigazione all’ateneo triestino, oggi Querci divide la cella di pochi metri quadrati con 5 giovani. Tre letti a castello e una scrivania sono la sua nuova abitazione.
Tra i “coinquilini” del professore c’è Benito Caris. Ventitrenne di etnia sinti che sta scontando una pena residua per reati che vanno dalle minacce alla violenza privata, lesioni personali, ricettazione, porto d’armi od oggetti atti ad offendere. E’ lui che aiuta Querci nella gestione della sua quotidianità, a scendere dal letto e la sera a sistemarsi sotto le coperte. Perché Querci non sta bene. Ha evidenti problemi di deambulazione. Anche gli altri compagni di cella gli danno una mano per lavarsi, per vestirsi, per spostarsi e rimettere a posto il letto. In situazioni di difficoltà come in carcere, la solidarietà diventa essenziale. Una sorta di “gruppo di badanti” che ha preso in simpatia il detenuto più anziano del carcere – Querci ha 77 anni - che in cambio dispensa loro preziosi consigli a livello giuridico.
I detenuti nella sezione maschile della casa circondariale triestina gli chiedono di interpretare una sentenza, di valutare se il loro avvocato si è mosso nel migliore dei modi e lui, seduto al piccolo tavolo del quale è dotata la cella, o durante l’ora d’aria, li riceve uno ad uno. Legge i documenti, ascolta le loro storie, valuta la loro posizione. Querci, se non fosse per i disagi causati dalle precarie condizioni di salute, non sta evidenziando particolari problemi psicologici in carcere. Si è adattato, integrato e tratta con grande rispetto gli altri detenuti. Molti di loro si mettono in fila per chiedere una consulenza. Raccolgono le carte che raccontano le loro vicende giudiziarie, le fanno esaminare dal professore sperando in un buon consiglio. E’ un detenuto prezioso, che può tornare utile a molte della persone rinchiuse al Coroneo per la sua intelligenza, la sua vivacità intellettuale. Tutti gli portano rispetto e se possono lo aiutano.
Pochi giorni dopo il suo arresto l’ex docente che è stato anche leader dell’Associazione Porto Franco e già presidente del Consiglio superiore della marina mercantile, era stato trasferito nell’infermeria del carcere. Soffrirebbe di patologie cardiocircolatorie che comportano difficoltà nel movimento. A fine mese il Tribunale di Sorveglianza dovrebbe pronunciarsi in merito all’istanza di arresti domiciliari presentata dal difensore di Querci, Giuseppe La Licata. Il professore deve scontare cinque anni di reclusione. L’arresto non lo ha colto in contropiede. Ha mangiato pane e diritto tutta la vita: sapeva che di lì a poco una volante sarebbe andata a prenderlo nella sua villa di viale Miramare. E lì si è fatto trovare.
Laura Tonero
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