Raffica di assalti alle casse automatiche, preso il capobanda
L’operazione congiunta delle polizie locali dei due Comuni ha portato alla custodia cautelare ai domiciliari disposta dal gip su richiesta della Procura

Nei mesi scorsi, Trieste e Muggia sono state interessate da una serie di furti (una decina, due dei quali non andati a segno) che, soprattutto per la violenza e le modalità con cui sono stati perpetrati, hanno destato forte preoccupazione nell’opinione pubblica.
La banda criminale organizzata prendeva di mira prevalentemente bar e pubblici esercizi dotati di sistemi automatici di gestione del contante, comunemente denominati
“Cashmatic”.
I malviventi raggiungevano i locali prescelti durante le ore notturne, con il volto coperto; dopo aver infranto le vetrine e manomesso gli impianti di videosorveglianza, riuscivano, in pochissimi minuti, ad asportare gli interi dispositivi contenenti il denaro, allontanandosi rapidamente e facendo perdere le proprie tracce.
Le indagini hanno preso avvio nel maggio 2026, dopo due episodi di furto nel corso della stessa notte, a distanza di circa un’ora l’uno dall’altro: un bar-panetteria in zona via Flavia e un ristorante a Muggia.
La Polizia Locale di Trieste era intervenuta per il primo episodio, mentre quella di Muggia si era occupata del secondo. Il tempestivo scambio di informazioni tra le unità investigative delle due Polizie Locali ha consentito di individuare sin da subito significativi elementi di collegamento tra i due episodi, riconducibili a una medesima matrice criminale.
Attraverso una prima analisi delle immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza dei Comuni di Muggia e Trieste, gli investigatori riuscivano a individuare il veicolo utilizzato per commettere entrambi i furti: un furgone che, in tutte e due le circostanze, circolava con le targhe occultate.
I successivi accertamenti hanno condotto all’intestatario del veicolo, risultato essere una ditta il cui titolare si sarebbe poi rivelato del tutto estraneo ai fatti oggetto d’indagine.
Le modalità operative riscontrate presentavano inoltre evidenti analogie con quelle di un precedente episodio di furto, verificatosi pochi giorni prima a Trieste ai danni di un bar-pizzeria del centro, sul quale era intervenuta un’altra forza di polizia. La Procura della Repubblica di Trieste ha disposto una delega congiunta alle Polizie Locali di Trieste e Muggia per la prosecuzione delle indagini, sotto il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica, dott.ssa Cristina Bacer.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito quindi di concentrare l’attenzione su un primo soggetto che, oltre ad aver lavorato per un breve periodo presso uno dei locali presi di mira, risultava aver avuto la possibile disponibilita del furgone utilizzato per i primi due furti. Mentre le indagini erano gia in corso, veniva perpetrato un ulteriore tentativo di furto, questa volta non andato a buon fine, ai danni di una panetteria in zona Baiamonti, con modalità del tutto analoghe a quelle dei precedenti episodi.
In questa circostanza, tuttavia, veniva utilizzato un veicolo diverso, sul quale era stata applicata una targa che i successivi accertamenti avrebbero rivelato essere provento di furto. Il fallimento del primo tentativo non fermava, pero, i malviventi che, nel corso della stessa notte, riuscivano a portare a termine un altro furto con spaccata ai danni di un pubblico esercizio a Muggia.
A distanza di pochi giorni, la banda tornava nuovamente in azione, colpendo la sede muggesana dello stesso bar-pizzeria colpito in centro a Trieste. In quell’occasione era stato utilizzato un terzo veicolo, anch’esso con le targhe occultate. Proprio quest’ultimo episodio si rivelava determinante per imprimere una svolta alle indagini.
Grazie alla meticolosa analisi congiunta delle immagini della videosorveglianza di
Muggia e Trieste, incrociate con la ricostruzione degli itinerari, delle posizioni e dei tempi
di percorrenza, gli investigatori hanno individuato il veicolo utilizzato per il furto commesso a Muggia, questa volta con le targhe non più occultate, rendendone cosi possibile l’identificazione.
Il successivo monitoraggio degli spostamenti metteva in stretta relazione il conducente con il primo soggetto gia finito al centro dell’attenzione investigativa, rafforzando ulteriormente l’ipotesi dell’esistenza di un gruppo criminale organizzato.
Nel frattempo, gli investigatori acquisivano ulteriori elementi relativi a un tentativo di furto ai danni di un pubblico esercizio a Barcola, gia precedentemente colpito da un altro furto, in quell’occasione portato a termine con un bottino di diverse migliaia di euro.
I successivi servizi mirati di osservazione, pedinamento e monitoraggio dei due soggetti permettevano di ricostruirne i movimenti e di acquisire ulteriori elementi in relazione a un secondo tentativo di furto ai danni della stessa panetteria in zona Baiamonti.
Proprio grazie a queste attività, gli investigatori riuscivano inoltre a individuare la presunta base operativa della banda, situata all’interno di un’anonima villetta nel quartiere triestino di Borgo San Sergio. Il quadro investigativo, tuttavia, non poteva ancora considerarsi completo.
Sebbene gli elementi raccolti avessero ormai consentito di individuare il soggetto ritenuto al vertice del sodalizio criminale, l’impiego di veicoli differenti, l’analisi delle immagini di videosorveglianza e ulteriori riscontri investigativi lasciavano supporre che lo stesso si avvalesse, di volta in volta, della collaborazione di complici diversi, impiegati prevalentemente come conducenti per raggiungere gli obiettivi e assicurarsi la fuga.
La costante attivita di osservazione della base operativa di Borgo San Sergio consentiva infine di individuare anche gli ulteriori soggetti ritenuti coinvolti e di ricostruire con maggiore precisione il modus operandi durante l’esecuzione dei furti e nelle fasi successive, con particolare riferimento alla gestione e all’occultamento della refurtiva.
Sulla base del complesso degli elementi investigativi raccolti, la Procura della Repubblica di Trieste disponeva una serie di perquisizioni, delegandone l’esecuzione alle Polizie Locali di Trieste e Muggia. Nel corso delle operazioni venivano rinvenute numerose prove riconducibili ai furti. Le attivita permettevano inoltre di localizzare e recuperare, in alcune aree boschive della zona di Borgo San Sergio, le casse automatiche asportate
durante i furti, che erano state svuotate del denaro contenuto e successivamente date alle fiamme, verosimilmente nel tentativo di eliminare eventuali tracce utili alle indagini.
Il pubblico ministero titolare del procedimento, sostituto procuratore della Repubblica dott.ssa Cristina Bacer, valutato il complesso degli elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini e ritenuta la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, avanzava al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste una richiesta di applicazione di misure cautelari personali. Il GIP accoglieva la richiesta, disponendo la misura della custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del presunto capo della banda.
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