Raid di cinghiali nei campi Danni per 50 mila euro

GRADO

Puntuali come ogni anno i cinghiali di Fossalon distruggono le coltivazioni, che con tanta fatica gli agricoltori hanno preparato. Anche questa volta hanno semidistrutto in alcune parti, specialmente lungo via Valle, i campi di mais. A farne le spese soprattutto l’azienda agricola della famiglia Bagolin ma lo stesso discorso vale per la limitrofa azienda della famiglia Stocco. E ce ne sono anche delle altre, tanto che parlare di un danno complessivo attorno ai 50 mila euro non è sicuramente distante dalla realtà. Anzi pare un dato in difetto. Si tratta di un problema particolarmente delicato, non solo contingente, perché non si riferisce unicamente alla perdita di quanto distrutto ora, ma mette a rischio anche le colture future. «Significa – dice Ottorino Bagolin – la perdita di tutto il guadagno sommato a quanto abbiamo speso per fare la coltivazione. E non è cosa da poco». Gli agricoltori sono stufi, anzi arcistufi: tanto lavoro per poi veder distrutta buona parte della loro fatica da quelle bestie sempre più numerose. Quelli immortalati nelle foto scattate da Igor Bagolin mentre gli animali stanno passando da un campo all’altro, si riferiscono a gruppi diversi: c’erano, come racconta il testimone, complessivamente 4-5 femmine con 15-20 piccoli. Animali che fino a poco tempo fa vivevano in particolar modo all’interno del vicino boschetto da dove partivano per effettuare i loro raid distruttivi. Oggi, invece, più di qualche famiglia di cinghiali vive direttamente dentro i campi di mais. E in questo periodo gli animali sono particolarmente pericolosi perché le femmine difendono i loro piccoli. Femmine che abbattono le pannocchie affinché i piccoli si possano nutrire. Ma questi dopo aver mangiato, come raccontano sempre gli agricoltori, si divertono a giocare creando delle vere e proprie chiazze di distruzione. È necessario una volta per tutto trovare una soluzione alla problematica che mette in crisi l’opera di tante persone già in difficoltà. E proprio per questo, poiché gli abbattimenti consentiti sono minimi e la conseguente burocrazia non di poco conto, gli agricoltori stanno pensando ad altre azioni. —

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