Giulio Regeni, il processo ricomincia entro febbraio

Dopo il deposito della sentenza della Consulta - sul nodo legato alla nomina dei consulenti dei difensori - entro 10 giorni gli atti saranno restituiti ai giudici della terza Corte d'Assise che fisserà una udienza a febbraio

Riprenderà entro il mese di febbraio il processo a carico dei quattro 007 egiziano accusati della morte di Giulio Regeni.

Dopo il deposito della sentenza della Consulta - sul nodo legato alla nomina dei consulenti dei difensori - entro 10 giorni gli atti saranno restituiti ai giudici della terza Corte d'Assise che fisserà una udienza a febbraio. In quella data verrà affidato l' incarico per le consulenze. La requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco è attesa presumibilmente per aprile. 

Dieci anni senza Regeni, fiaccole gialle e un minuto di silenzio per ricordare Giulio
A Fiumicello la fiaccolata per Giulio Regeni (Bonaventura)

Dalle indagini al processo

L’iter giudiziario del caso Regeni inizia pochi giorni dopo l’omicidio. Mentre la salma di Giulio fa ritorno in Italia, la magistratura invia una squadra investigativa in Egitto. Ma già emergono ostacoli insormontabili: rogatorie ignorate, tabulati telefonici a singhiozzo, video delle telecamere cancellati. Il Cairo non collabora. Non lo farà mai.


Nella primavera 2019 viene insediata una Commissione parlamentare di inchiesta, presieduta dal deputato di Sel Erasmo Palazzotto. Il quadro che emerge è chiaro: Giulio è stato sequestrato, interrogato, torturato e ucciso. I sospettati sono uomini della National Security egiziana.

La Procura di Roma emette i primi atti di rinvio a giudizio: nel gennaio 2020 quattro agenti dei servizi segreti – il generale Tariq Sabir, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel, il maggiore Magdi Sharif – sono accusati di sequestro di persona pluriaggravato; a Sharif vengono contestati anche concorso in lesioni personali aggravate e in omicidio aggravato. Il processo si apre nell’ottobre 2021 nell’aula bunker di Rebibbia. Ma, tra imputati contumaci e legali d’ufficio, i giudici devono affrontare questioni procedurali straordinarie, la più complicata delle quali, l’impossibilità di reperire gli imputati e notificare loro gli atti processuali (il Cairo non fornisce gli indirizzi), prerequisito fondamentale secondo la legge italiana, viene portata all’attenzione della Corte costituzionale.

Nel 2023 una sentenza storica: la Consulta stabilisce che, nei casi di tortura, il giudice può procedere anche in assenza degli imputati quando la mancata cooperazione dello Stato estero impedisce di avere la prova che l'imputato sia a conoscenza del processo, garantendo comunque il diritto a un nuovo processo in caso di rintracciamento.

È una svolta: il dibattimento può continuare, ma il percorso resta complesso. Anche perché i rapporti diplomatici con l’Egitto rimangono congelati. Si ritorna in aula nel 2024.

Ma lo scorso ottobre, alla vigilia della requisitoria, il processo subisce un nuovo arresto. La Corte d’Assise sospende le udienze e rimette gli atti alla Corte costituzionale. Il nodo è tecnico, ma decisivo. Gli avvocati d’ufficio chiedono che agli imputati, pur se assenti, venga riconosciuto il gratuito patrocinio, indispensabile per nominare consulenti tecnici e traduttori chiamati a controbattere alle prove dell’accusa. In mancanza di quelle risorse, sostengono, la difesa rischia di restare sulla carta. I giudici accolgono l’eccezione, ritenendola rilevante e non manifestamente infondata. Fino alla pronuncia della Consulta, il dibattimento si ferma.

Riproduzione riservata © Il Piccolo