È morto Renato Tubaro, il più giovane dei fondatori dell’Icm a Gorizia
Aveva 95 anni: fu uno dei precursori della collaborazione transfrontaliera

Se oggi Gorizia e il suo territorio transfrontaliero sono ciò che sono, esempio di convivenza e collaborazione per l’Europa, e se il capoluogo isontino con Nova Gorica si può fregiare del titolo di Capitale europea della cultura, il merito è (anche) di uomini come Renato Tubaro. Precursore, figura dallo spirito aperto e dalle visioni ampie.
Renato Tubaro è morto a 95 anni, dopo essere stato tra i protagonisti dell’avvio dell’amicizia oltre i confini e oltre l’allora “Cortina di ferro”. Fu politico impegnato con la Dc, e soprattutto il più giovane dei cinque fondatori dell’Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei (Icm), nato nel 1966.
Classe 1930, dopo aver conseguito il diploma al liceo scientifico cittadino aveva iniziato la carriera lavorativa come direttore all’Enlac, per poi dedicarsi per breve tempo all’insegnamento della matematica. Nel 1964 venne assunto in qualità di economo dal Consiglio regionale, e infine dal 1967 e sino alla pensione fu dirigente della Friulia. Ma già da giovanissimo si era distinto anche nell’impegno civile, entrando a far parte nel 1945 dell’associazionismo scout.
Come detto, fu tra i fondatori dell’Icm, assieme a Michele Martina, Pasquale De Simone, padre Sergio Katunarich (l’intellettuale fiumano direttore del Centro “Stella Matutina” dei Gesuiti a Gorizia) e al dottor Rocco Rocco (medico e poeta figura chiave del panorama culturale e sociale del Goriziano). All’epoca era quasi una chimera stringere rapporti culturali con le realtà che si trovavano in piena Cortina di ferro, e per questo la sua attività assume, osservata oggi, una rilevanza ancor maggiore.
Tubaro fu anche tra i fondatori del periodico “Iniziativa isontina”, edito tutt’ora e uscito per la prima volta nel 1959, che si proponeva di superare le divisioni e le lacerazioni createsi sul territorio nel secondo dopoguerra.
Come segretario generale dell’Icm ebbe modo di collaborare per trent’anni anche assieme ai vari Celso Macor e Quirino Principe, e nel 1966 fu ovviamente tra i promotori del primo Incontro culturale mitteleuropeo che vide cooperare le giunte comunali di Gorizia e Nova Gorica. Una prima volta assoluta, tra realtà divise dalla Cortina di Ferro. Quasi un primo seme di ciò che è germogliato oggi.
Oltre al ruolo all’interno dell’Icm, Tubaro è stato fin da giovanissimo presidente del Centro Studi “Sen. Antonio Rizzatti”, anima dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, socio del Pen Internazionale, co-presidente dell’Isonzo Barati KÓR con sede a Gyor, artefice di numerose iniziative in collaborazione con l'Associazione Culturale Amici dell'Isonzo. E, ancora, è stato componente del cda della Fondazione musicale Città di Gorizia.
Il suo interesse per i Paesi dell’Est, e in particolare per l’Ungheria, gli valsero nel 2018 un’importante onorificenza concessa dal vice primo ministro del governo ungherese Semjen Szolt, paragonabile a quella di “Grande ufficiale”, che andava a omaggiare l’impegno per la collaborazione culturale avviata da Tubaro sin dai tempi del regime filosovietico. Ecco perché la scomparsa di Renato Tubaro segna in un certo senso la fine di un’epoca per Gorizia e la Mitteleuropea. Turbaro lascia i nipoti Renza e Pierluigi e i pronipoti Roberto, Adriano, Maria Elena, Maria Chiara ed Elisa.
I funerali si terranno giovedì nella chiesa del Sacro Cuore, in orario ancora da definire.
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