«Ricerca, mostre e una scuola nella sede Irci di via Torino»

Il presidente dell’istituto Degrassi fa il punto sull’attività futura: «Studieremo la storia di queste terre e l’apporto dato allo sviluppo della cultura italiana»
Giovanni Tomasin
Lasorte Trieste 20/04/21 - Via Torino, Piazza Hortis, Museo della Civiltà Istriana, IRCI
Lasorte Trieste 20/04/21 - Via Torino, Piazza Hortis, Museo della Civiltà Istriana, IRCI



Cosa sarà dell’Irci e della sua sede di via Torino? Se lo chiede il consigliere comunale del Partito democratico Giovanni Barbo dopo l’avvio del trasferimento delle masserizie degli esuli al Magazzino 26, in vista della costituzione del nuovo museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata in Porto vecchio. Il consigliere dem ha presentato un’interrogazione in proposito all’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, che dal canto suo spiega le ragioni del Comune. Al di là del confronto politico, il presidente dell’Istituto Franco Degrassi riepiloga quale dovrà essere lo scopo dell’ente da adesso in poi: «Un vero centro di ricerca sulla storia di queste terre, e sul ruolo che hanno avuto nello sviluppo della cultura italiana in tutti i suoi ambiti».

Barbo riassume così i suoi dubbi sull’iter avviato dal Comune: «Non entro nel merito dell’operazione Magazzino 26, il cui taglio non è ancora chiaro, ma a cui lascio il beneficio del dubbio. La perplessità principale è che si va a smantellare un museo appena concluso». Precisa il consigliere dem: «A sei anni dall’inaugurazione si sposta il museo da una sede pensata e ristrutturata proprio per quel museo. È una questione che va al di là di destra e sinistra, perché riguarda l’uso dei fondi pubblici».

L’assessore Rossi risponde: «L’amministrazione si era impegnata a fare un grande museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata che includesse anche le masserizie del magazzino 18, e lo faremo al 26. Cosa resta in via Torino? Non ci sarà più il museo comunale, che spostato al 26 ci consente di limitare le spese di sorveglianza e biglietteria. Resta la sede dell’Irci, che in quegli spazi avrà finalmente la possibilità di fare ciò per cui è nata, ovvero l’attività di ricerca. Come lo farà? Servirà una valutazione fra l’istituto, Regione, Comune e Stato che le dia una nuova strada, anche sotto il profilo dei fondi».

Il presidente dell’Istituto Franco Degrassi delinea così le prospettive dell’ente: «Il documento programmatico che ho steso all’inizio del mio mandato conteneva già le premesse per lo sviluppo presente. Lo scopo primario dell’Irci non era il museo, che è pertinenza del Comune, ma essere un grande istituto finalizzato allo studio delle vicende intervenute nei secoli su questi territori, e dell’apporto dato dalle persone di queste terre alla cultura e alla lingua italiana». Questo passaggio, nel ragionamento del presidente, segna la differenza che intercorre fra l’Irci e il mondo dell’associazionismo esule: «Le sigle fanno il loro lavoro di testimonianza, ma l’Irci è un unico organismo istituzionale nato dopo Osimo, il cui scopo precipuo è il mantenimento della memoria, non solo delle vicende delle foibe e dell’esodo, ma di quella civiltà dai suoi albori al presente, senza revanscismi né altro». Ma cosa sarà della sede? «Il palazzo ospita una grande biblioteca, un grande archivio in continua espansione. L’Irci continuerà a vivere con le sue mostre, con i suoi archivi e con la creazione di una vera e propria scuola multidisciplinare, che oltre alla storia e alla geografia si occupi anche di scienze, filosofia e via dicendo. È per questo in fondo che facciamo parte dell’Aici, l'Associazione delle istituzioni di Cultura italiane, assieme a grandi realtà come la Crusca». Come si sosterrà l’attività? «Fortunatamente le finanze dell’ente sono sane, quando sono diventato presidente c’erano 700 mila euro di disavanzo, ora siamo in pari e possiamo permetterci anche di espandere la collezione e acquistare opere importanti. Il punto è, però, che l’Irci non può vivere di contributi a fine specifico». —



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