Ricerca umanistica a caccia di finanziamenti

Nominato Romanini, docente di Linguistica italiana: «Unico filo tematico per tutti i progetti». Per Foi incarico a Berlino



Nella squadra del rettore Roberto Di Lenarda arriva la prima sostituzione: la delega alla ricerca scientifica dell’area umanistica passa a Fabio Romanini, professore associato in Linguistica italiana al dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo giuliano. Romanini subentra a Maria Carolina Foi, docente di letteratura tedesca di UniTs che a fine giugno ha assunto l’incarico di nuova direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Berlino.

Tra gli obiettivi del nuovo delegato, come spiega in quest’intervista, c’è l’intenzione di creare un coordinamento tra i progetti di ricerca nelle diverse discipline: per essere competitivi nei bandi europei, e non solo in quelli, servono progetti multidisciplinari.

Professor Romanini, qual è lo stato di salute della ricerca in ambito umanistico?

Anche questo tipo di ricerca ha subito i contraccolpi del lockdown: se per il settore scientifico il problema sono stati i laboratori chiusi, quello umanistico ha sofferto la chiusura di archivi e biblioteche. Certo tante biblioteche, in Europa e nel mondo, hanno messo a disposizione un gran numero di testi gratuitamente sul web: ciò ha consentito a molti ricercatori e studiosi di proseguire le proprie ricerche anche da casa. Più complicata è stata la situazione per chi lavora negli archivi e sui manoscritti, che spesso non sono digitalizzati: il lockdown ha obbligato di frequente a un rallentamento dei lavori.

È stata prevista qualche proroga dei progetti in corso?

Il ministero ha previsto una proroga per i dottorandi, ma non per gli assegnisti di ricerca, perciò c’è un rischio concreto che alcuni progetti rimangano incompiuti.

Come vengono finanziati i progetti di ricerca?

Dal 2016 riceviamo un finanziamento annuale dalla Regione per bandire degli assegni di ricerca e dare così la possibilità a giovani studiosi di partecipare ai progetti in corso. Da allora siamo riusciti a realizzare circa una quarantina di progetti con una media di otto progetti l’anno. Quest’anno ne stiamo portando avanti sette.

Qual è il principale obiettivo che si è posto per il suo mandato?

La mia intenzione è quella di creare un coordinamento tra i diversi progetti: penso a un filo conduttore tematico che possa essere declinato nelle diverse discipline. Così potremo dare vita a un gruppo di ricercatori che lavorino congiuntamente, in modo da essere più competitivi nel rispondere ai bandi nazionali, che valorizzano la multidsciplinarità.

Qual è l’urgenza maggiore?

È urgente capire come attrarre finanziamenti nell’area delle scienze umane e sociali: la multidisciplinarità è importante, specie nei progetti europei. Dobbiamo collaborare tutti, dai docenti all’ufficio ricerca e fino al coordinamento d’ateneo, per capire quali progetti possono avere le migliori opportunità per ottenere dei finanziamenti pubblici. Vincere un Erc per le scienze umane, per esempio, è un traguardo molto prestigioso e ricco in termini di finanziamenti.

Cosa farà nei prossimi mesi?

Una delle priorità è la realizzazione di un censimento dei progetti esistenti, che abbiano o no ricevuto finanziamenti. Con questi dati in mano sarà più semplice comprendere le competenze, i desideri e gli obiettivi delle ricerche di ciascuno, per dare poi vita a un coordinamento che consenta di ottimizzare i risultati. –





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