Richieste tagliaffitti dimezzate Fuori 252 stranieri e 10 italiani

Le nuove regole introdotte dalla Regione hanno dimezzato a Monfalcone le domande ammesse ai contributi per ridurre degli affitti troppo pesanti rispetto al reddito famigliare. La richiesta di attestare tramite documento rilasciato da ambasciate e consolati, e non più autocertificare, l’assenza di proprietà immobiliari nel Paese extracomunitario di origine e di provenienza per ciascun componente del nucleo famigliare ha fatto sì che su 534 istanze ne siano state accolte 272 dal Comune di Monfalcone. Di queste 194 “parlano” italiano, mentre le restanti 78 sono state presentate da stranieri, di cui 50 da cittadini originari di Paesi non appartenenti all’Unione europea, dai Balcani al Bangladesh.
Dei 262 esclusi, per motivi anche diversi dal possesso di immobili e per la mancata certificazione in materia, solo 10 invece sono italiani contro quindi 252 stranieri, tutti extracomunitari. Ai partecipanti al bando sono stati concessi quasi tre mesi e mezzo di tempo, dal 15 maggio al 24 agosto, per richiedere al consolato o all’ambasciata la certificazione richiesta da quest’anno, corredata da traduzione in lingua italiana e presentare quindi domanda tramite i Caf convenzionati. «Non credo si possa accusare il Comune di aver effettuato un blitz - afferma il sindaco Anna Cisint -, anche perché la scadenza in origine fissata al 31 luglio è stata fatta slittare al 24 agosto proprio per cercare di agevolare tutti. A fronte dell’esito della procedura, ritengo invece si possa dire che la norma ha ripristinato una condizione di equità nella verifica dei requisiti e quindi nella distribuzione del sostegno al pagamento degli affitti. Quante domande sono state accolte negli ultimi anni che non avevano i requisiti per poterlo essere?».
La logica della modifica introdotta dalla Regione, secondo l’amministrazione monfalconese, va nella direzione di accertare se esistano immobili, in Italia e all'estero, che producono reddito e quindi «rendono non giustificato e giusto l’ottenimento dei fondi». Nel 2019 il Comune aveva ricevuto invece un totale di 558 domande (contro le 573 del 2018), di cui 529 ammesse al contributo per l’accesso al Fondo per l’abbattimento dei canoni di locazione e 29 escluse in quanto prive dei requisiti previsti dal bando di concorso. A fronte del numero delle richieste era stato quindi determinato il fabbisogno complessivo in 1.410.149,22 euro di cui 141.015 compartecipati dal Comune per poter così accedere al riparto del 25% delle risorse previste dal regolamento regionale del dicembre del 2006. Dalla Regione sono però arrivati 633.503,69 che con i 141 mila euro stanziati dal Comune attingendo a fondi propri hanno messo a disposizione un totale di 774.500 euro, un po’ più della metà del necessario. Un dato in linea con quello dei due anni precedenti a fronte di un numero pressoché stabile di domande accolte (526 nel 2018 e 526 nel 2019).
Collegato sempre al numero di istanze ammesse, il fabbisogno che l’amministrazione ha comunicato quest’anno alla Regione è quindi sceso a 792.166,80 euro cui si aggiungeranno i quasi 80 mila euro stanziati dal Comune per accedere al riparto speciale. Il Comune conta che i fondi arrivino senza tagli, così da garantire la massima copertura prevista alle esigenze dei cittadini beneficiari, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi anni. «Il contributo è stato ridotto in proporzione in modo da coprire tutte le domande - afferma il sindaco -. Speriamo quest’anno non sia così. Siamo in ogni caso pronti ad aumentare la quota a nostro carico, se ce ne fosse l’esigenza». La modifica al regolamento regionale per l’assegnazione dei contributi ha comunque innalzato il tetto Isee, ampliando la platea dei potenziali beneficiari, e previsto che le risorse possano essere erogate direttamente al proprietario dell’alloggio in caso di “persistente stato di morosità”. —
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