Riconversione dell’area a caldo di Servola Via libera della Corte dei conti all’Accordo

C’è voluto più tempo del previsto, ma la Corte dei conti ha dato il suo beneplacito all’Accordo di programma per la riconversione dell’area a caldo della Ferrieraa. L’organo che vigila sulle operazioni che prevedono il coinvolgimento finanziario dello Stato non ha sollevato obiezioni sui 70 milioni stanziati dal ministero dello Sviluppo economico per sostenere la trasformazione di altoforno e cokeria.
Il passo è decisivo, perché permette ora al ministero dell’Ambiente di avviare il confronto con i private sulle opere di messa in sicurezza dei terreni inquinati, il cui progetto è stato presentato allo stesso ministero il 29 settembre. Il piano riguardante le demolizioni è stato invece depositato il 27 luglio e già approvato: al momento Arvedi sta procedendo con lo smantellamento dell’impiantistica e delle parti di metallo, mentre Icop si occuperà successivamente di abbattere le strutture e rimuovere i detriti, prima di procedere alla realizzazione dei piazzali, per la quale serve una nuova intesa con l’Ambiente.
La bollinatura della Corte dei conti è giunta nei giorni scorsi a firma dell’Ufficio di controllo sugli atti del Mise. Il visto sarebbe dovuto arrivare in estate, ma la procedura è stata avviata solo il 2 novembre. L’esito è ad ogni modo quello sperato: «Si ammette a registrazione con esclusivo riferimento ai contenuti dell’Accordo di programma del 26 giugno 2020 approvati dal ministero per lo Sviluppo economico». Non si sollevano obiezioni sull’impegno economico deciso da Stefano Patuanelli per convincere il gruppo Arvedi a chiudere l’area a caldo, aumentare la capacità produttiva del laminatoio a freddo e spostarvi buona parte delle maestranze un tempo operanti in altoforno, cokeria, agglomerato e macchina a colare. Come noto, il Mise verserà ad Arvedi 70 milioni: 45 per Trieste (inclusi i 15 stanziati anni fa per l’area di crisi complessa di Trieste) e 25 per Cremona.
Mentre Arvedi prosegue i lavori di piccola demolizione delle strutture, il ritardo della registrazione da parte dell’Ufficio di controllo aveva fatto temere lo slittamento della realizzazione dei piazzali del nuovo terminal merci da parte di Icop, firmataria dell’Adp per conto di Piattaforma logistica Trieste. Senza bollinatura, non sarebbe potuto partire il confronto con l’Ambiente da cui dipendono le autorizzazioni.
La procedura si era incagliata per alcuni mesi tanto che, prima il 27 agosto e poi il 10 novembre, il ministero dell’Ambiente aveva dovuto a sollecitare lo Sviluppo economico, affinché trasmettesse copia dell’Accordo di programma debitamente registrata dagli organi di controllo, sottolineando l’urgenza legata appunto alla necessità di approvare la documentazione inviata da Icop in estate. Ora che l’ok della Corte è arrivato, il ministero dell’Ambiente potrà avviare l’iter, che si concluderà con una conferenza dei servizi cui spetterà la ratifica del progetto con cui Icop si propone di demolire le strutture, asportare i materiali, realizzare i nuovi piazzali e attuare le misure necessarie per il trattamento delle acque di falda. Secondo il cronoprogramma, le opere sarebbero dovute cominciare a marzo ma è presumibile che il tutto parta a giugno. La conferenza dei servizi avrebbe infatti dovuto essere convocata entro novembre, ma le cose slitteranno all’inizio del 2021. Prima di poter operare, Icop dovrà inoltre perfezionare la permuta tra aree demaniali e private prevista dall’Adp e poi ottenere la concessione dei terreni di competenza da parte dell’Autorità portuale. Il disco verde della magistratura contabile consente all’Agenzia del demanio di attivarsi in tal senso, oltre a permettere a Invitalia di avviare le pratiche per impiegare i 41 milioni da tempo stanziati per le opere di barrieramento a mare affidate alla parte pubblica. —
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