Riconversione Eurogroup ancora al palo Cessione finanziaria da perfezionare

Ci sono progetti che restano a metà del guado, come il rilancio dell’Isola dei bagni e il definitivo recupero degli immobili avviluppati dall’edera, e altri congelati per temporanee – lo auspicano tutti – cause di forza maggiore. È il caso del complesso industriale dell’ex Eurogroup, dove ancora non c’è vita (produttiva, s’intende). Sta inoltre per scadere, a settembre, l’opzione trimestrale sui terreni adiacenti, in capo al Consorzio per lo sviluppo economico. Eppure esattamente un anno fa la Minth international, leader nel settore della componentistica per auto di lusso aveva puntato gli occhi sul Lisert per riconvertire in un hub logistico il capannone di via Timavo 1, dove fino al 2013 si realizzava carpenteria metallica per Fincantieri.
Dodici mesi sono trascorsi e ancora niente. Disinteresse dei cinesi? No, tutt’altro. A mettersi di traverso sono stati gli asset bancari, come spiega il vicesindaco Paolo Venni che dall’inizio segue personalmente la partita per i suoi risvolti occupazionali, non perché l’ente abbia un ruolo, trattandosi di contrattazioni tra privati. Negli intenti di Minth, infatti, già a giugno si sarebbe dovuta avviare la prima selezione di addetti. Una cinquantina le assunzioni inizialmente in ballo.
«Il gruppo asiatico – spiega il numero 2 di piazza della Repubblica – vuole proseguire nella transazione economica, ma si sono verificate delle complicazioni finanziarie indipendenti da Minth». In pratica «l’asset della proprietà dell’immobile e spiazzi adiacenti, dopo il fallimento, è passato in mano a un pool di istituti: Mediocredito per il 23% delle quote, Icrea banca per 25%, Banca popolare di Milano per 27% e Monte dei Paschi di Siena per 25%». Non senza fatica, sempre stando a Venni, mesi fa si era raggiunto un accordo di mediazione tra l’offerta cinese e il valore invece attribuito dagli istituti di credito al complesso industriale del Lisert. Così era stata siglata ad aprile una proposta irrevocabile di acquisto – sorta di preliminare – dalla Minth international, per una cifra complessiva di 3 milioni di euro, con tanto di caparra confirmatoria (300 mila euro sull’unghia) da versare in 30 giorni. E saldo entro 6 mesi.
Cosa è accaduto nel frattempo? «In pratica – replica il vicesindaco – durante l’operazione è accaduto che due banche, Mps e Popolare di Milano, abbiano ceduto le loro quote di proprietà dell’Eurogroup ad altri soggetti, rispettivamente Aquileia capital service, che fa riferimento a un fondo americano, ed Illimity bank. La prima, in particolare, ha sollevato perplessità sul valore attribuito alla proprietà, eccependolo». Dunque un problema di «finalizzazione delle contrattazioni bancarie» che comunque «si sta dirimendo», infatti proprio l’8 agosto si sarebbe dovuto tenere un incontro tra le parti «per affrontare le ultime questioni». Tavolo slittato ai primi di settembre per questioni di ferie. «È nell’interesse dei cinesi, ma anche della banche, chiudere la cessione – conclude Venni –, perché di questi tempi non c’è la fila di imprenditori per acquisire aree industriali dismesse».
Perfezionata l’operazione dovrebbero partire subito i lavori di progettazione, ristrutturazione e riconversione dell’edificio di via Timavo. Sulla base dei progetti prospettati a dicembre in municipio dal vice general manager Jimmy Wong la Minth prevede una gestione di 100 mila pezzi automobilistici al mese, destinati a grandi aziende come Mercedes, Audi, Volkswagen; e la movimentazione di 60 mila container all’anno. Per l’avvio si richiederà una cinquantina di addetti, fino a 250 a regime. I pezzi per auto verrebbero gestiti a Monfalcone e poi smistati. Con l’hub al Lisert i traffici in transito su Amburgo verrebbero dirottati su Portorosega e poi trasferiti alle principali case in Europa, soprattutto Germania. Per dare operatività al piano, la costituzione di una società di diritto italiano su concessione di Minth GmbH. Investimento complessivo di 10 milioni di euro, anche con la possibile acquisizione di un terreno adiacente, di proprietà del Csem, per realizzare due centri, uno di ricerca l’altro direzionale. –
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