Rimandato a Fiume il processo per il crack dello Scoglio Olivi

A giudizio 12 ex amministratori dell’Uljanik per un “buco” da 120 milioni di euro Sotto accusa la costruzione di quattro portarinfuse negli anni 2010-2016

/ ZAGABRIA

Tutto rimandato al tribunale di Fiume, dove si decideva ieri della sorte dei 12 ex amministratori del gruppo Scoglio Olivi (Uljanik), accusati di abuso di fiducia nelle operazioni aziendali e frode, per danni superiori a 900 milioni di kune (circa 120 milioni di euro). La corte ha infatti accettato alcune richieste, presentate da diversi avvocati della difesa, di rimuovere parte delle prove dal dossier, posticipando così il verdetto. Si tratta del primo rallentamento all’interno del cosiddetto «processo Uljanik», iniziato nel marzo scorso dopo un’indagine della polizia durata un anno e mezzo e culminata con l’arresto di 12 personaggi di spicco nella cantieristica dell’Alto Adriatico.

Tra gli accusati, figurano diversi dirigenti dei cantieri Scoglio Olivi (a Pola) e Tre Maggio (a Fiume) e persone con posizioni di rilievo all’interno del gruppo. Si tratta di Marinko Brgić, ex membro del consiglio di amministrazione di Scoglio Olivi e Tre Maggio, Dragutin Pavletić, che dirigeva la Uljanik plovidba, diventata “Alpha Atlantic” a inizio 2020, o ancora Veljko Grbac e Gianni Rossanda, rispettivamente ex membro del consiglio di amministrazione di Scoglio Olivi ed ex direttore generale del gruppo. A questi primi quattro accusati, così come a Silvan Kranjc (ex direttore del cantiere di Pola) e Maksimilijan Percan (ex direttore del cantiere di Fiume), anch’essi sotto accusa, era stata peraltro imposta, a fine marzo 2019, una custodia cautelare di 30 giorni. Gli ultimi sei imputati sono Anton Brajković, Zdravko Pliško, Elvis Pahljina, Darko Šorc, Domagoj Klarić, Eduard Milovan, tutti con posti dirigenziali.

Al centro del processo c’è l’attività manageriale degli anni 2010–2016, quando alcuni degli imputati agirono a svantaggio di Scoglio Olivi o delle imprese del gruppo di cui erano amministratori (la Uljanik plovidba e la Uljanik Shipmanagement) decidendo ad esempio la costruzione di quattro navi portarinfuse «ad un prezzo considerevolmente inferiore ai prezzi di produzione stimati e pianificati», come analizza Novi List. Altri imputati sono accusati di malversazioni e truffa nella gestione di un credito concesso dal Tre Maggio a Uljanik plovidba, o ancora di illeciti nell’utilizzo di aiuti di Stato. Considerati nel loro insieme, i danni causati da questa mala gestione sfiorano i 120 milioni di euro.

In crisi finanziaria già dal 2018, il gruppo polesano contava ben 4mila dipendenti alla vigilia della bancarotta nel 2019. Ora, mentre il processo agli ex amministratori va avanti, la cantieristica riprende timidamente, con il Tre Maggio che si è separato dal gruppo, mentre a Pola è nata la Uljanik Brodogradnja 1856, ma soprattutto, con le garanzie finanziarie assicurate dal governo di Zagabria. Grazie alle coperture dell’esecutivo, il Tre Maggio ha già iniziato la costruzione di un nuovo yacht per il gruppo australiano Scenic. —

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