Rimossi i tavolini interni del bar: «Con il Green pass solo problemi»

«Il bar “all’Alpino” ha deciso di togliere i posti a sedere all’interno del bar per evitare di entrare nella privacy delle persone e per evitare sanzioni. Riteniamo che se lo Stato voglia ledere la privacy mandi pure la polizia locale, ma non pretenda che lo faccia l’esercente». È una presa di posizione netta quella dei titolari del locale di piazzale Medaglie d’Oro: premettono che «il personale in servizio è vaccinato», e che la loro battaglia riguarda il Green pass. I gestori verrebbero caricati da troppa responsabilità sul tema, dovendo verificare il possesso della certificazione verde da parte dei clienti che intendano consumare seduti all’interno.
Luca Pinto, titolare del bar “all’Alpino”, non ci sta e spiega quali sono i motivi che lo abbiano portato a rendere inutilizzabili i posti a sedere al chiuso a partire dal 6 agosto, quando il pass entrerà in vigore: «D’estate la clientela comunque preferisce restare all’aperto nella maggioranza dei casi – sottolinea – e dentro noi abbiamo comunque pochi posti a sedere. Ci sembra inutile rischiare che per qualche tavolino all’interno si possa andare incontro a possibili sanzioni nel caso in cui, malauguratamente, ci sfuggisse un cliente sprovvisto di Green pass. E quindi d’ora in poi ospiteremo all’aperto o al bancone i nostri clienti».
La prima domanda che viene in mente è: e quando arriverà l’inverno con il clima che si farà rigido rendendo meno piacevole la consumazione all’esterno cosa si farà? «Nessun problema nemmeno in quel caso – assicura Pinto – perché il nostro gazebo all’aperto può essere riscaldato e quindi potremo comunque ospitare in piena comodità i nostri clienti anche nei mesi più freddi».
Pinto prosegue: «La questione del Green pass rischia di essere ingestibile per chi come noi di professione fa il barista e non l’agente di pubblica sicurezza. Chi mi garantisce che non ci saranno invasioni nella privacy del cliente? Dovrei fargli firmare qualche documento per questo solo per prendere un semplice caffè? Davvero, non crediamo ne valga la pena: i rischi di sanzioni per una disattenzione esistono, e quindi preferiamo risolvere il problema alla radice ospitando i nostri clienti solamente all’esterno, nel rispetto delle norme vigenti. Non siamo pubblici ufficiali, facciamo un altro lavoro: lo Stato non può pretendere che ci sostituiamo agli agenti di pubblica sicurezza nel controllo di documentazioni così delicate. E se qualcuno falsifica un Green pass, come faremmo a capirlo? Preferiamo non correre nessun rischio in tal senso».
Pinto sottolinea come quest’iniziativa intrapresa dal suo locale possa ispirare anche altri colleghi esercenti: «Di solito quando qualcuno sceglie una strada nuova, può succedere che altri lo seguano. Ripeto: credo che non sia compito di un titolare di un bar chiedere dati personali alla propria clientela. Non posso fare il terzo grado a tutte le persone che entrano nel mio locale. Preferiamo dunque – conclude – la soluzione che evita ogni problema: ospiteremo nel nostro gazebo esterno chi verrà da noi» . —
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