Romana Blasotti, un’isontina alla guida delle battaglie in Piemonte

Quelli dell’associazione, ieri, si sono ritrovati per commentare la sentenza di Torino. Lei, Romana Blasotti Pavesi, la pasionaria di Casale Monferrato che ha sconfitto i giganti dell’Eternit, no:...
Le reazioni dei familiari Romana Blasotti (S) dopo la lettura della sentenza del processo Eternit in Tribunale,Torino,13 febbraio 2012 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Le reazioni dei familiari Romana Blasotti (S) dopo la lettura della sentenza del processo Eternit in Tribunale,Torino,13 febbraio 2012 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Quelli dell’associazione, ieri, si sono ritrovati per commentare la sentenza di Torino. Lei, Romana Blasotti Pavesi, la pasionaria di Casale Monferrato che ha sconfitto i giganti dell’Eternit, no: era stanca e a 82 anni suonati – «per la precisione 83 tra qualche giorno», corregge - ha deciso di ritirarsi a casa, per riposare.

«Ma nel cuore – spiega al telefono – ho ancora tanta voglia di lottare, anche per gli altri, affinché si apra finalmente una riflessione a livello internazionale».

Ha il desiderio di combattere pure per la città dei cantieri, dove è stata due volte in occasione di importanti convegni sull’amianto.

Al punto da promettere di «chiedere al ministro della Sanità Renato Balduzzi, che di recente ha mediato tra il Comune e la nostra associazione, per ottenere il rifiuto del maxi risarcimento proposto dal magnate Schmidheiny, di impegnarsi anche per i casi di Monfalcone».

Romana Blasotti Pavesi conosce bene l’Isontino. Partita nel ’47, a 18 anni, da Salona d’Isonzo (oggi Anhovo) per trasferirsi con la famiglia a Casale, diventò negli anni seguenti il simbolo della lotta contro la multinazionale Eternit.

Davide in gonnella contro Golia, che alla fine ha vinto. Ma di lacrime non ne ha più: Romana Blasotti, presidente dell’Afeva (Associazione familiari e vittime dell’amianto) si è vista strappare dal minerale killer marito, figlia, sorella, cugina e nipote. Di questi, solo il coniuge lavorava direttamente con l’amianto.

«La nostra sentenza – auspica – sia una speranza per chi chiede giustizia. La mia fortuna – prosegue – è stata di trovare sul cammino la Cgil, il sindacato a cui era iscritto mio marito: dalla Cgil, poi con i lavoratori e i medici, è partita questa lotta, per me durata trent’anni».

Romana Blasotti è stata a Monfalcone, alcuni anni fa, in occasione del convegno nazionale sull’amianto.

«Ricordo di aver visto Rita Nardi e di averla seguita nelle trasmissioni cui ha preso parte in tivù – sottolinea –. So che lei a Monfalcone, assieme ad altre vedove, sta sensibilizzando l’opinione pubblica sui decessi: ecco, anche questo è stato, a Casale, molto importante. L’aver avuto tante persone, giornalisti, scrittori, impegnati a divulgare i fatti è stato cruciale; perché anche noi, come a Monfalcone, abbiamo avuto parecchi morti, 1.800 in tutto, con 54 vittime, più di una alla settimana, solo nel 2011».

A Trieste vive un cugino di Romana, Vittorio, che le ha invitato qualche articolo de “Il Piccolo” proprio sui processi sull’amianto. Il padre di Romana, Ottavio Blasotti, lavorava alla Solonit, fabbrica di manufatti a base di amianto.

Ma nell’immediato dopoguerra le prospettive non erano tante e così la famiglia aveva fatto fagotto, raggiungendo uno zio a Casale Monferrato.

L’allora signorina Romana, aveva conosciuto un ragazzo, occupato alla miniera di marna. Si era fidanzata e lo aveva sposato.

Poi era arrivata l’offerta di un posto che pareva eccezionale, alla Eternit. “Tutta questa storia – conclude – mi ha tolto le lacrime, ma oggi sono tanto, tanto contenta per ciò che è accaduto in aula”.

Tiziana Carpinelli

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