Ronchi, domani i funerali del giovane travolto in bici

Effettuata l’autopsia, il pm Leghissa ha dato l’autorizzazione alla sepoltura di Matteo Martin. Il pericoloso incrocio attende da anni un semaforo
Di Luca Perrino
Bonaventura Monfalcone-2012.05.13 Incrocio Via Aquileia-Incidente mortale-Ronchi dei Legionari-foto di Paolo Aizza
Bonaventura Monfalcone-2012.05.13 Incrocio Via Aquileia-Incidente mortale-Ronchi dei Legionari-foto di Paolo Aizza

RONCHI DEI LEGIONARI. Si svolgeranno domani, alle 14.30, nella chiesa di San Lorenzo a Ronchi dei Legionari, i funerali di Matteo Martin, il ventunenne investito sabato sera mentre, in sella alla sua bicicletta, stava immettendosi su via Aquileia, nei pressi dell'aeroporto regionale, proveniente dalla zona artigianale. Sarà il parroco del decanato, don Renzo Boscarol, a celebrare il rito funebre, al quale sono attese molte persone.

L'autorizzazione alla sepoltura è arrivata solo nella tarda mattinata di ieri, da parte del pm Luigi Leghissa della procura di Gorizia, al termine della ricognizione autoptica disposta dallo stesso dopo la morte del ragazzo. Nulla si sa però sull'esito della stessa.

Matteo Martin, che abitava assieme alla famiglia in via Carducci, è morto con ogni probabilità per l'emorragia celebrale causata dalla terribile caduta in cui aveva violentemente sbattuto il capo sull'asfalto.

Anche ieri sono state molte le persone che hanno testimoniato la loro tristezza e il loro dolore alla famiglia. Gli amici più vicini a Matteo, quelli che con lui hanno condiviso la passione per il calcio, hanno manifestato la volontà di dedicargli una targa che sarà sistemata sulla tomba al cimitero di via D'Annunzio. Una testimonianza di amicizia che non si spegne con la morte.

L'incidente, come si ricorderà, ha avuto quale teatro l'incrocio che da via Aquileia conduce alla zona artigianale. Un nodo della viabilità cittadina sicuramente critico. Già sette anni orsono gli operatori della zona produttiva ronchese avevano sollecitato l'amministrazione comunale a procedere alla sistemazione di un impianto semaforico che non andasse incontro solo alle esigenza di mobilità, ovvero per ovviare alla lunghe attese che si debbono sostenere all'uscita, ma anche di sicurezza.

L'incrocio, che è dotato di una corsia di incanalamento, è poco visibile e non di rado è sstato al centro di incidenti stradali. Da anni si chiede questo tipo di provvedimento: in passato erano anche state realizzate le canalette destinate ad ospitare i cavi elettrici, ma poi tutto si è perso.

Già sette anni fa, dunque, i titolari delle diverse aziende avevano protestato contro alcuni interventi di viabilità attuati nella stessa zona, fra cui i divieti di sosta che erano stati considerati lesivi dell'operatività delle aziende stesse e la realizzazione di una rotonda tra via Tambarin e via Bugatto.

«L'unica cosa che doveva essere fatta urgentemente – si legge in una lettera – è l'apposizione di un semaforo all'incrocio con la strada principale. Ma ciò non è mai stato fatto».

Ora, anche alla luce di quanto successo sabato scorso, si torna a pensare a questo intervento. «Anche se, voglio sottolinearlo – commenta l'assessore alla polizia municipale, Enrico Masarà – credo non sia tanto una questione della presenza o meno di una semaforo, quanto della velocità a cui viaggiano gli automobilisti lungo quella direttrice. Velocità non commisurata alla complessità e al traffico dell’arteria».

Sarà un caso, ma mercoledì sera, a pochi metri dal punto in cui è successo il terribile incidente, era in funzione l'autovelox della polizia stradale. E anche la municipale ha annunciato una maggior presenza e un maggior rigore.

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