ROTTA TEMPESTOSA

Il processo di gestazione, frettoloso e improvvisato, del Pd ha sperimentato una non inaspettata accelerazione col ritorno dalle vacanze del sindaco di Roma Veltroni. Da quel momento, lo scontro nient’affatto virtuale, fra i tre maggiori candidati è diventato molto intenso.


Veltroni ha dimostrato di non gradire affatto le critiche, per quanto spesso motivate e centrate, che gli provengono da Rosy Bindi, mentre Enrico Letta, pur mantenendo un profilo basso, ha ottenuto qualche consenso in settori dei Ds altrimenti destinati a entrare nelle fila già alquanto gonfie, di Veltroni.


Negli ambienti vicini, come si dice, al presidente del Consiglio Romano Prodi si teme che con i suoi vari proclami, generosamente pubblicati, dai tre maggiori quotidiani nazionali, Veltroni miri non soltanto a diventare il primo segretario del Partito democratico, ma anche a posizionarsi per succedere in tempi brevi a Romano Prodi.


Naturalmente, pur avendo preparato un non molto innovativo programma di riforme istituzionali, compresa la riforma elettorale, Veltroni ha smentito, aggiungendo di voler diventare premier soltanto se eletto direttamente dai cittadini. Il fatto è che l’elezione diretta del segretario del Partito democratico costituisce in re ipsa, cioè di per se stessa, la legittimazione dell’eventuale prossimo successore di Prodi alla guida del governo (o... dell’opposizione).


D’altronde, non è possibile per nessuno fare finta che non sia così nelle altre democrazie europee che, se l’Italia volesse davvero diventare un Paese, come giustamente desidera Massimo D’Alema, «normale», dovrebbe imitare. In definitiva, il rischio è che, consumata l’elezione di Veltroni alla segreteria del Partito democratico, dopo il 14 ottobre il centrosinistra non sarà rafforzato né politicamentre, poichè dovrà fare i conti con le correnti guidate da Rosy Bindi, da Enrico Letta e dal «coraggioso» Francesco Rutelli, né come coalizione, poichè la Sinistra democratica si è già da tempo chiamata fuori.


Per di più, sarà anche scossa dalla competizione/spartizione delle cariche dei segretari regionali, importantissime, in special modo, per chi voglia costruire un partito con ampi spazi di autonomia e quasi federale. Infine, l’Unione dovrà fare i conti con un possibile, forse probabile, scontro, fra capo del governo e capo del partito.


Una lotta che i democristiani conoscono benissimo e che ha costantemente indebolito i loro governi. Non sembra facile, a questo punto, raddrizzare rapidamente la rotta.

Riproduzione riservata © Il Piccolo