Roveredo: «Voleva sapere di più La sua grandezza è stata l’umiltà»

Ernesto Illy? «Un albero che sa diventare ramo». Pino Roveredo usa una delle sue metafore spiazzanti per descrivere un uomo che ha conosciuto di persona non molto tempo fa, ma «che avevo già conosciuto senza mai averlo visto». Un albero che sa diventare ramo. «Perché Ernesto Illy era così: nonostante la sua conoscenza, voleva continuare a conoscere e faceva molte domande. Credo che la sua grandezza sia stata la grande umiltà. Lo vedevi molto piccolo, quasi fragile all’apparenza. Invece dietro la schiena aveva un impero assoluto costruito con il suo sudore, la sua fatica».


E poi, questo sapere per interposta persona di quell’Ernesto Illy che Roveredo sentiva citare, e raccontare, da tempo: «E avevo la certezza di conoscerlo per davvero, una cosa che capita di rado». Agli inizi fu il Maurizio Costanzo show, quello dell’alba degli anni Novanta al quale Roveredo, scrittore-operaio con mille capriole in salita da ex alcolista da raccontare, partecipava. «Quando andavo al suo show - ricorda Roveredo - Maurizio Costanzo me lo diceva sempre: ”mi saluti il signor Illy”. Sì, perché a quell’epoca Illy era stato più volte suo ospite in tv, e so che spesso gli ospiti che cascavano assieme a lui in puntata quasi si infastidivano perché Ernesto, spontaneamente, fatalmente, diventava sempre l’interlocutore principale...»


Non solo Costanzo: «Tante volte - ricorda Roveredo - mi è capitato di andare in giro per l’Italia e sentirmi dire ”ci saluti Illy”, con venerazione quasi, direi... E sono ammirazioni che quando sei fuori dalla tua città ti fanno compagnia...» Poi arrivò la volta della stretta di mano, quella reale. «Non ricordo bene dove ho conosciuto Ernesto Illy, non è stato molto tempo fa. Ci siamo visti un paio di volte, due o tre. Cosa mi ha detto? Lo confesso: quando incontri queste persone grandi - a me succede - non stai ad ascoltare tanto cosa ti dicono, ti basta che parlino». Ernesto Illy lettore dei libri di Roveredo? Lui, lo scrittore, si schermisce: «No, non ne abbiamo parlato. Ma la prima volta che ci siamo visti mi strinse la mano e mi disse ”bravo!”, con il punto esclamativo». E oggi, a chiedergli cosa significhi secondo lui la morte di Ernesto Illy, Roveredo non ha dubbi: «Una perdita? Spero che non ci sia perdita, ma continuazione. Perché noi tutti, con le nostre dovute forze e misure, dobbiamo entrare nel pensiero di Ernesto Illy: di un albero che sapeva diventare ramo».

p.b.

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