Sala piena per ascoltare Buffa e Tavcar

CORMOS. «Nel calcio gli jugoslavi si sono sempre specchiati nella loro bellezza». È solo una delle perle di saggezza sportiva elargite giovedì sera da Sergio Tavcar in una sala civica stracolma di...

CORMOS. «Nel calcio gli jugoslavi si sono sempre specchiati nella loro bellezza». È solo una delle perle di saggezza sportiva elargite giovedì sera da Sergio Tavcar in una sala civica stracolma di gente. “Goal a Grappoli Special Edition” lo ha visto protagonista insieme a Federico Buffa. L’incontro “Buffa e Tavcar raccontano...il ’68 nei Balcani” è stato un viaggio lungo 50 anni attraverso le peculiarità di un lembo di terra tra i più affascinanti del mondo. La serata è stata introdotta dalla proiezione della puntata di SkyBuffaRacconta1968 dedicata a Roma, dove si svolse la finale dell’Europeo 1968 proprio tra l’Italia e i vicini d'oltreconfine. Ed ascoltare Tavcar, che parlava sempre in ottica slava, rendeva l'idea di come quella partita venne vissuta da chi, come lui, faceva parte della minoranza slovena in Italia: «Perdemmo la ripetizione della partita dopo l'1-1 del primo match - ha detto riferendosi alla “sua” Jugo -, ma a Belgrado il ragionamento fu: si, ma come abbiamo giocato bene la finale che era finita in pareggio. Insomma, è tipico soprattutto dei serbi e dei croati nel calcio pensare non al risultato, ma alla propria superiorità estetica». Un fattore che però nel basket scema, come ha spiegato anche Buffa: «Il calcio è sempre stato giocato nell’ex Jugoslavia da ceti meno acculturati, che avevano più difficoltà a superare le differenze etniche e a fare gruppo, mentre il basket è sempre stato lo sport di chi frequentava l'università e quindi aveva la capacità di andare oltre alle divisioni creando così l’alchimia vincente». (m.f.)

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