Sale sull’albero e un tirante d’acciaio lo uccide

La vittima è il popolare Angelo Danelut di 87 anni. Era discendente di un’antica famiglia di mezzadri e amico degli animali



Sale su una scala per controllare i danni provocati dal temporale su un albero e viene colpito a morte da un tirante d’acciaio fissato per mantenere stabile il vecchio noce. La vittima è Angelo Danelut, 87 anni compiuti il 9 giugno. La disgrazia è avvenuta l’altro giorno, senza testimoni, nell’abitazione dell’uomo a Isola Morosini. Al pomeriggio un amico, passato per salutarlo, ha trovato Danelut ormai privo di vita ai piedi dell'albero. Sul posto si è recata la polizia, che ha disposto la rimozione della salma e il trasporto nell'ospedale di Monfalcone, dove verrà effettuata l'autopsia. La data dei funerali deve quindi ancora essere stabilita, mentre gli amici di sempre pensano di poterlo ricordare al meglio contattando il Corpo forestale regionale per una valutazione delle essenze arboree che crescono attorno alla cascina in modo da tutelarle. Angelo Danelut ha salutato la vita nel luogo occupato dalla sua famiglia da oltre 200 anni, in cui era nato, come le sue tre sorelle e due fratelli, e che non aveva mai voluto abbandonare. Non si era mai sposato Agnul e gli ultimi anni sono stati, come ricordano gli amici Monique, Diego, Paolo, di solitudine voluta da quando il fratello Enzo era venuto a mancare. «Non gli mancavano le visite - spiegano -. Per chi voleva conoscere le pratiche agricole rispettose dell’ambiente era da anni un punto di riferimento al di qua ed al di là dell’Isonzo».

Poco tempo fa, una volpe aveva fatto sparire una chioccia e nella covata era rimasto un uovo soltanto, con il pulcino prossimo a uscire. «Ebbene, Agnul lo ha tenuto al caldo in una tasca della giacca, sino a quando, pigolando, è nato - raccontano gli amici -. Da quel giorno, in virtù dell’imprinting, lo seguiva dappertutto». Un tempo la famiglia Danelut lavorava a mezzadria alcuni ettari di terreno dei Brunner a Isola Morosini. Dopo i primi anni Settanta del secolo scorso, quando la mezzadria fu abolita, Angelo era rimasto in quella casa, dove attraverso una causa civile, un giudice aveva stabilito che poteva, assieme al fratello Enzo, abitare sino alla fine dei suoi giorni. Negli ultimi cinque anni Agnul aveva però dormito in una roulotte, dopo i due incendi scoppiati nel 2014, prima in una rimessa e poi nell'abitazione. Non si era però lasciato abbattere: degli amici gli avevano procurato un caravan e lui non aveva dovuto abbandonare i suoi animali.

Attorno alla casa, tante essenze di pregio: un ginko biloba, dei gelsi antichi, un tiglio enorme di 87 anni che il padre aveva piantato alla nascita di Agnul, e anche alberi e piante particolari (calle nere, cedri, limoni, aranci). «Quest’area di 5 mila metri quadri è segnalata come zona di pregio ambientale nel Comune di San Canzian - affermano gli amici -. E ricordiamo, comunque, che il gelso in Friuli Venezia Giulia gode di una legge di tutela, per cui non può essere abbattuto liberamente». Parenti e amici rimangono ora in attesa degli espletamenti legali per onorare Agnul, «un uomo tutto d’un pezzo, che ha avuto cura della terra che a lui era stata affidata, un esempio per i nostri tempi, in cui molte volte l’azione dell’uomo umilia la terra». —





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