“Salviamo una vita in un battito”, all’ospedale di Cattinara si impara il massaggio cardiaco e l’uso del defibrillatore
L’appuntamento ha coinvolto cittadini, studenti e professionisti sanitari per diffondere conoscenze che possono rivelarsi decisive nei primi minuti di un’emergenza cardiaca

Imparare a salvare una vita prima dell’arrivo dei soccorsi. Nell’arresto cardiaco il tempo è decisivo: con il passare dei minuti la sopravvivenza cala rapidamente e solo una persona su dieci riesce a superarlo.
Il messaggio è emerso dall’incontro formativo “Salvare una vita in un battito”, organizzato in occasione della Giornata mondiale della Rianimazione cardiopolmonare, al Centro di simulazione medica e addestramento avanzato dell’Università di Trieste, all’Ospedale di Cattinara.
È emerso come a Trieste, nei codici rossi, l’ambulanza arriva in 11 minuti, un tempo definito «eccellente» dagli operatori sanitari e migliore rispetto agli standard: 13 minuti nel resto d’Italia, 12 in Europa, mentre in regione nell’80% dei casi il tempo è inferiore. Alla sessione erano presenti il prorettore vicario, Mauro Tretiach, il direttore del dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e della salute Luigi Murena, il presidente della Conferenza permanente dei collegi di area medica Roberto Di Lenarda, il docente UniTs e responsabile scientifica del Csmaa Aneta Aleksova, e Alberto Peratoner, direttore delle Emergenze territoriali di Asugi.
L’appuntamento ha coinvolto cittadini, studenti e professionisti sanitari per diffondere conoscenze che possono rivelarsi decisive nei primi minuti di un’emergenza cardiaca. Durante la mattinata, si sono svolte anche simulazioni, guidate dagli istruttori del centro. Il laboratorio “Mettiamo le mani sul cuore” ha permesso ai partecipanti di esercitarsi sui manichini nelle manovre di massaggio cardiaco, nelle tecniche di ventilazione e nell’uso del defibrillatore. Aleksova ha richiamato i risultati dello studio da lei coordinato, e presentato nel 2025 al congresso Esc Acute CardioVascular Care, evidenziando l’importanza della rapidità nell’avvio della rianimazione, del coinvolgimento dei presenti e della chiamata ai soccorsi.
«Nella catena di sopravvivenza, i primi due anelli sono i cittadini, perché noi sanitari non arriviamo prima di 12-13 minuti», ha spiegato, ricordando che l’83% degli arresti cardiaci avviene a casa, soprattutto al mattino, e che ad essere colpite sono tutte le età.
Tre i fattori fondamentali: tempo, luogo e soccorritore, «e noi dobbiamo formare le persone che poi, a loro volta, ne formano altre: un effetto di snowball che amplia le conoscenze e riduce la paura», così Aleksova.
È bene precisare che non c’è alcuna responsabilità legale per chi interviene, nessuno è solo perché guidato da un operatore tramite cellulare. Peratoner ha sottolineato l’importanza della chiamata tempestiva al 112: «È essenziale: permette la localizzazione esatta, l’invio immediato dei soccorsi e l’attivazione di procedure parallele. Quando la centrale di Palmanova riceve una chiamata, individua il punto di emergenza e smista l’allarme alla postazione più vicina».
A Trieste di giorno operano 8 ambulanze e 2 auto mediche, di notte 5 ambulanze e 2 auto mediche, tra Santa Croce, Opicina, centro città e Muggia. Decisivo anche il ruolo del defibrillatore: «In città se ne contano circa 500, mappati dall’app Dae Fvg, che segnala le postazioni e attiva i soccorritori registrati», ha illustrato Peratoner.
In caso di arresto cardiaco la centrale individua il defibrillatore più vicino e invia un allarme via app a chi si trova nelle vicinanze, «permettendo così un intervento immediato nei minuti più critici».
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