Sciopero dei farmacisti a Trieste: pochi i disagi per la clientela

L’iniziativa per il mancato accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale. Nessun esercizio chiuso, ma poco personale e dei tempi di attesa più lunghi

Laura Tonero
Una farmacia a Trieste. Foto Lasorte
Una farmacia a Trieste. Foto Lasorte

I farmacisti oggi, lunedì 13 aprile, hanno incrociato nuovamente le braccia, ma a Trieste con contraccolpi minimi per i clienti. A differenza del precedente sciopero, quello del 6 novembre scorso, quando le porte di alcuni esercizi erano rimaste proprio chiuse, Federfama, con una recente circolare, ha infatti ricordato come quello delle farmacie «rientra pienamente fra i servizi pubblici considerati essenziali» essendo «volto a garantire il godimento del diritto, costituzionalmente tutelato, alla persona, alla vita, alla salute».

Così, durante lo sciopero, ogni singola attività è stata chiamata a garantire alcune condizioni minime. Ovvero la presenza di almeno un terzo del personale; l’erogazione di almeno il 50% dei servizi; l’apertura anche per le farmacie di turno. Solo in casi estremi, come in quello di un’adesione totale allo sciopero del personale e la conseguente impossibilità organizzativa, una farmacia poteva chiudere, ma comunicandolo preventivamente alle autorità locali.

Durante la giornata di sciopero, anche le otto farmacie che a Trieste sono state assorbite dalla Hippocrates Holding spa o da Dr. Max – quelle dove il personale è tutto dipendente e non c’è più il titolare– sono rimaste aperte ma con poco personale. In alcune, i clienti hanno trovato un solo farmacista. Per loro è stato quindi possibile acquistare farmaci e accedere dunque ai servizi essenziali, ma con tempi più lunghi, qualche minuto di coda in più, e possibili limitazioni.

La protesta dei farmacisti del settore privato nasce da un nodo che ad oggi non si riesce a sciogliere: il contratto collettivo nazionale è scaduto il 31 agosto 2024 e dopo mesi di trattative non è stato ancora rinnovato.

Ma il malcontento dei farmacisti è dovuto anche ad altre criticità Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs denunciano infatti salari non adeguati al costo della vita, perdita del potere d’acquisto negli ultimi anni, responsabilità aumentate senza riconoscimento economico, condizioni di lavoro da aggiornare come turni, maternità, malattia.

Nella giornata di sciopero dello scorso novembre, i farmacisti che aderivano all’iniziativa e che non erano riusciti a partecipare alla manifestazione nazionale, a Roma, avevano organizzato un presidio in piazza Unità, a Trieste, mentre lunedì il presidio si è spostato a Udine.

Come dicevamo, la mobilitazione si inserisce nel percorso avviato nei mesi scorsi, dopo lo sciopero nazionale dello scorso anno, legato allo stallo delle trattative sul rinnovo contrattuale. —

 

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