Sepúlveda a Fest: salviamo la Terra
Lo scrittore cileno a Trieste protagonista di un dialogo con Bruno Arpaia
TRIESTE Un nuovo approccio alla complessità del mondo, un impegno ecologista in quella che è la vera, grande sfida della modernità: salvare il pianeta dall’autodistruzione, contrastare un mercato senza etica che ha soppiantato la politica e l’etica della politica nella guida dei destini di milioni di persone. E una letteratura chiamata oggi a rapportarsi con la scienza per tradurre a beneficio di tanti proprio quella complessità del reale e del contemporaneo di cui la scienza stessa è interprete. Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno da sempre impegnato in battaglie sociali e ambientali, ieri sera ha incontrato il pubblico di Fest al Teatro Miela. Ma in particolare Sepúlveda è scrittore e regista, autore di libri che hanno avuto un successo mondiale come «Il vecchio che leggeva romanzi d’amore» e «Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare». Ieri al Teatro Miela assieme a Bruno Arpaia, scrittore e traduttore, autore del libro-conversazione con Sepúlveda «Raccontare, resistere» (Guanda), lo scrittore cileno ha tenuto una «Conversazione sull’ecologia» spaziando dai cambiamenti climatici all’uso del nucleare, dalle piantagioni transgeniche, alla politica fino, appunto, ai rapporti tra scienza e letteratura.
«Sono prima di tutto un cittadino e scrivo - ha sottolineato Sepúlveda - e ho tutta una serie di doveri il primo dei quali è la preoccupazione della vita». Vita del pianeta, vita di noi tutti, insidiata da quello spostamento di poteri che ha portato un «mercato senza etica» a prevalere nei processi decisionali della politica. Come è successo in Argentina, dove un’amministrazione miope condizionata dal mercato ha scommesso sulla coltivazione della soja, «portando così all’impoverimento di terreni che hanno impiegato tra i 700 e i 1200 anni per diventare fertili, e che adesso tra meno di 80 anni non potranno produrre più niente; e questo per un’economia di cui beneficia solo il 5 per cento della popolazione, vale a dire i proprietari terrieri, mentre la cintura di povertà intorno a Buenos Aires è aumentata di dieci volte». Ma attenzione a non confondere ambientalisti ed ecologisti: «Essere vegetariani, amare gli animali, non significa aiutare l’ambiente; l’ecologista è colui che cerca di capire le ragioni scientifiche dei problemi ecologici dell’ambiente».
E attenzione anche quando si parla di nucleare: «Non è che gli ecologisti siano contrari all’energia nucleare in sé; il punto è che a tutt’oggi non è un’energia sicura, la scienza non ha ancora dato una risposta al problema dello stoccaggio delle scorie radioattive». La soluzione? «Orientare tutte le ricerche possibili verso le energie alternative al di là degli interessi di un mercato senza etica che investe solo su quello che c’è già». Dunque ancora una volta il nodo è il rapporto con la complessità, e questo vale anche per la democrazia: «Molte persone - ha detto Sepúlveda - pensano che vivere nella democrazia significhi avere la libertà di andare a votare una volta ogni quattro-cinque anni; invece democrazia è prima di tutto partecipazione alla vita sociale, e mi preoccupa - ha aggiunto con un riferimento alle recenti elezioni in Italia - che soprattutto i giovani non pensino a valutare un premier secondo intelligenza, saggezza e conoscenza ma solo in quanto imprenditore».
È rimasto sorpreso dai risultati delle elezioni nel nostro Paese?
«Sono rimasto sorpreso - risponde Sepúlveda - più dalla vittoria della Lega Nord che dal suicidio volontario della sinistra»
Dovuto a cosa secondo lei?
«La Lega Nord dà riposte facili a domande che sono molto complesse, come l’immigrazione. Ma il problema è un altro».
Vale a dire?
«Il nodo di una contraddizione sociale che non è solo italiana: tra l’immobilismo della destra e il massimalismo della sinistra manca al centro una vera possibilità riformista. Ma per quanto riguarda l’Italia ciò che mi ha sempre davvero stupito è la capacità di questo Paese di funzionare anche senza governi. Dev’essere qualcosa che viene da lontano, forse dai tempi dell’Impero romano, una specie di spinta che permette ancora oggi all’Italia di andare avanti».
Rapporti tra scienza e letteratura. Oggi sempre più scrittori si rivolgono alla scienza per cercare nelle sue discipline un orientamento, una chiave di lettura del reale.
«Torniano all’idea di complessità della vita. Lo scrittore ha anche il compito di tradurre per i lettori le difficoltà dei linguaggi della scienza. Sono convinto che la nascita di una letteratura legata alla scienza sia da ricercare non tanto nel genere della fantascienza, quanto piuttosto nel moderno poliziesco; gli scrittori hanno cominciato davvero a interrogare la scienza moderna quando per esempio hanno raccontato le investigazioni basate sul codice genetico: è questo che intendo per traduzione dei linguaggi scientifici in letteratura».
Non è la prima volta che lei viene a Trieste.
«E posso dire che oggi più che mai questa città interessantissima può ricoprire il ruolo di porta dell’Est. È una vocazione naturale, che può essere solo favorita dalla recente caduta dei confini».
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