Migranti in Porto Vecchio a Trieste: all’alba il blitz delle forze dell’ordine

Circa 100 migranti accampati sotto la pensilina delle corriere in largo Città di Santos sono stati rintracciati e presi a carico nel corso dell'intervento interforze 

Francesco Codagnone
Lo sgombero in Porto Vecchio. Foto Silvano
Lo sgombero in Porto Vecchio. Foto Silvano

Poco dopo le 9 del mattino, quando il temporale che imperversava sulla città aveva ormai quasi esaurito la sua energia, la piazzola oltre i varchi del Porto Vecchio appariva come una distesa di materassini e coperte, di scarpe da ginnastica spaiate, di pentolini, avanzi di cibo, blister di medicinali e quanto di altro donato dalle associazioni.

La gestione dei migranti

A quell’ora, dei circa 100 migranti che avevano trascorso la notte precedente sotto la pensilina di largo Città di Santos non era rimasta che una manciata di ragazzi, intenti ad aggirarsi per quella tendopoli e racimolare tutto ciò che potesse tornare loro utile prima di salire sulle corriere, di essere accompagnati in Questura, identificati e infine inseriti, per chi ne avesse i requisiti, nel circuito di accoglienza.

La scena è la stessa vista tutte le altre volte. Un’operazione resasi tanto più necessaria dopo che per parte dell’estate ormai al termine i trasferimenti fuori regione sono stati sospesi, e lo slargo dell’antico scalo era così tornato a popolarsi di decine e decine di profughi in cerca di riparo.

Il blitz delle forze dell’ordine

L’intervento è iniziato alle prime luci dell’alba, così da anticipare come possibile lo scrosciare della pioggia ed evitare situazioni impietose come quelle verificatesi una settimana fa, quando la bomba d’acqua che aveva colpito Trieste ha allagato il Porto Vecchio e riempito di fango i suoi corridoi. Ragazzi e uomini con i vestiti zuppi, quasi in bilico sui marciapiedi stretti mentre osservavano inermi quel torrente di pioggia trascinare via o annegare i loro pochi averi.

Il dispiegamento di forze, coordinate sotto il profilo tecnico-operativo dalla Questura, ha visto la presenza nell’ex scalo del personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e dell’Esercito con il supporto di contingenti di rinforzo; presente anche la Polizia locale per la gestione della viabilità.

L’identificazione

In tutto tre ore, minuto più minuto meno, durante le quali sono state individuate circa 100 persone, poi accompagnate in via del Teatro Romano per la verifica delle rispettive posizioni amministrative e l’eventuale inserimento nel sistema di accoglienza.

Circa 20 di loro erano già in possesso dei titoli rilasciati dalla Questura di Trieste; avrebbero potuto già accedere a uno dei letti liberi nei centri di accoglienza straordinaria di Campo Sacro o Casa Malala, ciononostante, da giorni (quanti?), erano all’addiaccio, dormendo nei sacchi a pelo e arrangiandosi con i pasti procurati loro dai volontari.

Molti altri, una cinquantina circa, stringevano tra le mani quel pezzo di carta rilasciato dalle Questure di altre città, ma per ragioni diverse – forse perché in attesa di accedere a un centro – avevano comunque trovato riparo a Trieste, dove almeno c’è un vecchio porto pieno di magazzini in cui rifugiarsi. Un aspetto letto e commentato in modo diametralmente opposto da mondo umanitario e politica.

La questione delle domande d’asilo

Se da una parte Ics denuncia come si trattasse di «persone che a Trieste hanno tentato senza successo di registrare la propria domanda di asilo e che, solo in un secondo momento, hanno provato a rivolgersi alle Questure di Udine e Gorizia», dall’altro l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti invoca come sia «importante fare chiarezza sui movimenti di persone che hanno già avviato procedure in altre città e che poi vengono rintracciate a Trieste andando a ritroso lungo la rotta balcanica: una contraddizione inspiegabile a meno che non si scopra una sorta di regia».

Riempita l’ultima corriera, i varchi monumentali sono stati infine messi in sicurezza e vigilati, in attesa delle turbine che porteranno via gli averi che i migranti hanno lasciato alle loro spalle.

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