Sindaci e comitati in aula: «No al cementificio»
Strassoldo: rifiutiamo un modello di sviluppo inaccettabile. Fortuna Drossi: cambiare parere è da saggi
TRIESTE
Ci ha messo un po’, complice i dubbi di diessini e diellini, a farsi ascoltare. Ma, alla fine, la voce del territorio - quella che il diessino Mauro Travanut chiedeva di raccogliere già in aprile - «conquista» il consiglio regionale. E, nel secondo e ultimo round di audizioni sul cementificio di Torviscosa assurto ormai a «caso politico», rinnova obiezioni, dubbi, sospetti. Persino minacce se il comitato «No al cementificio» preannuncia, nel caso in cui Riccardo Illy e la sua giunta dicessero sì, barricate legali: «Ricorreremo al Tar o presenteremo denuncia in Procura se arriverà il sì» dichiara, pubblicamente, Paolo De Toni. Ma la voce del territorio, nell’audizione di quattro ore e più che il presidente della quarta commissione Uberto Fortuna Drossi governa, prova innanzitutto a spiegare i motivi del suo no all’impianto del gruppo Grigolin.
Ed è una voce che parte dalla Provincia di Udine, passa per almeno dodici dei quattordici sindaci convocati, raggiunge Wwf, Cai e Fontanili, risparmiando solo il consorzio industriale dell’Aussa Corno e l’associazione Tecnosophia. Ma perché tanta ostilità? Perché tanta contrarietà? I protagonisti dell’audizione, chiedendo pressoché all’unanimità una pausa di riflessione alla giunta, temono per la salute dei cittadini, per l’ambiente, per il turismo e per lo sviluppo della Bassa. Non si sentono rassicurati né dall’iter autorizzativo di cui denunciano stranezze, anomalie, incomprensioni né dalle «37 prescrizioni» che più d’uno giudica «impossibili da rispettare». Non capiscono nemmeno perché un cementificio sia così strategico. Nel mirino, in particolare, finisce il famoso parere dell’Azienda sanitaria, quello che non ha impedito alla commissione Via di dire sì: «Come si fa a dire che non è sfavorevole? Basta leggerlo» dice Fulvio Tomasin, sindaco di Terzo d’Aquileia.
«Certo, il parere dell’Ass è sfavorevole. Lo confermo anch’io e aggiungo che la nostra preoccupazione principale riguarda la salute» aggiunge Federico Cressati, sindaco di Palmanova. Nel mirino, ancora, finisce l’altrettanto famoso parere dell’Arpam quello che sconfessa dati sull’inquinamento forniti da centraline mal posizionate: «Inattendibile» sentenzia il comitato. «Ma tutta la procedura è ambigua» rilancia il sindaco di Grado. «Mi auguro, infatti, che si rifaccia da capo» chiosa quello di Aiello. Intanto, denunciando livelli di ozono e polveri sottili «già oggi al limite», il comitato punta il dito contro un’altra «stranezza»: «Il cementificio fa parte di un piano unico del gruppo Grigolin che prevede anche l’apertura della cava di Raveo e l’ampliamento di quella di Caneva. Ma la Regione - attacca De Toni - ha artificiosamente fatto uno spezzatino di quel piano per eludere una valutazione complessiva». Poi, e non sono meno pesanti, arrivano le critiche più politiche: «In 50 anni il territorio è stato assassinato» sentenzia Marano. «Il cementificio è una bestemmia per chi crede nel turismo. Un’idiozia» aggiunge Lignano. E Marzio Strassoldo, il presidente della Provincia di Udine, sintetizza: «I costi sono superiori ai benefici: 80-100 posti di lavoro non bastano a giustificare il peggioramento di un ambiente già compromesso e le ricadute negative sul turismo.
Eppoi, il modello di sviluppo è inaccettabile, perché il cemento si fa in Turchia, e non certo a ridosso di Grado e Lignano». Non a caso, incalza Strassoldo, «la Provincia di Udine conferma il no espresso già nell’agosto 2006. Quanto emerso successivamente non ci ha fatto cambiare idea». Nessuno pensi a scelte fatte a cuor leggero: «Abbiamo chiesto alla commissione tecnico-consultiva Via ben 53 chiarimenti. Dalle risposte, dagli approfondimenti e dalla successiva convocazione di alcuni sindaci della zona - ricorda l’assessore all’Ambiente Fabio Marchetti - è scaturito il parere negativo». E i sì al cementificio? Sono pochi, davvero, almeno in audizione. Tullio Bratta, il presidente del Consorzio Aussa Corno, auspica che non si «ponga un no sullo sviluppo industriale della Bassa». Cristina Sponza, a nome dell’associazione Tecnosophia, conferma l’assenza di motivi validi per opporsi al cementificio. Ma alla fine persino Roberto Duz e Pietro Del Fabbro, i sindaci dei comuni di Torviscosa e San Giorgio che hanno votato a favore, ammettono dubbi. E si rimettono a chi deve dire l’ultima parola: Illy, appunto, con i suoi assessori. Ma quali sono i tempi? La giunta deve pronunciare entro il 2 giugno il sì o il no decisivi al cementificio: una decisione tecnica ricca tuttavia di risvolti politici. Nell’attesa, e nella convinzione ormai diffusa che la giunta non si esprimerà prima del consiglio straordinario chiesto dall’opposizione e in programma il 23 maggio, gli appelli della maggioranza si rafforzano. Fortuna, annunciando che stenderà una relazione e la invierà a consiglieri e giunta, esce allo scoperto. E, citando Socrate, lancia un appello inequivocabile a Illy e alla giunta: «Il cambiar parere è dei saggi». Rifondatori, verdi e comunisti italiani reiterano il «no» al cementificio. E persino diessini e diellini non nascondono il disagio.
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