La Sissa cresce con una nuova sede a Trieste: sorgerà nel parco di via Bonomea
Investimento da 17 milioni. Lavori al via in autunno: l’obiettivo è il 2028. Nell’edificio aule e start-up

La Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) punta a festeggiare i primi cinquant’anni dalla sua fondazione nel 1978 all’interno di un nuovo, moderno edificio che andrà ad affiancare e ampliare gli spazi dell’attuale sede di via Bonomea a Trieste.
La nuova struttura si estenderà su quasi 14 mila metri quadrati, ricavati sul versante del parco dell’ex ospedale sanatorio che un tempo ospitava la bocciofila: accoglierà aule studio, un’Aula Magna, spazi di ricerca, aggregazione e per le start-up, rivisitando l’architettura essenziale della sede principale con avanzate soluzioni di efficientamento energetico e sostenibilità. I lavori partiranno nei prossimi mesi (indicativamente in autunno), con una durata prevista di un anno e mezzo: l’obiettivo è di inaugurare il nuovo edificio nel corso del 2028.

Con un investimento di circa 17 milioni, per la Sissa si tratta della più importante operazione di edilizia e ampliamento dal 2010, quando la scuola di dottorato si trasferì dalla sede di via Beirut all’ex sanatorio abbandonato sulla collina di Opicina. Spazi che però, a distanza di anni, risultano ormai non più sufficienti a contenere l’esponenziale crescita della comunità di via Bonomea, tanto più dopo il periodo del Covid e la fine dell’era dello smart-work. «Al rientro dal lockdown – ricostruisce il direttore della Sissa Andrea Romanino – ci siamo resi conto di essere, in un certo senso, “vittime del nostro successo”: la popolazione della Sissa era fortemente cresciuta, anche grazie ai tanti finanziamenti Ue e non solo ottenuti dai nostri studenti, tipicamente utilizzati per assumere personale, post-doc, ricercatori e dottorandi».
La congiuntura astrale volle l’apertura, proprio in quel periodo, di un bando ministeriale per l’edilizia universitaria, da cui la Sissa ha ottenuto 7 milioni per la realizzazione del nuovo edificio nel parco della scuola: altri 4 milioni sono arrivati dalla Regione, 5 da risorse proprie dell’istituto e un altro milione dai Dipartimenti di Fisica e Matematica dell’istituto, all’interno del programma “Dipartimenti di eccellenza” del Mur. In tutto 17 milioni.

L’iter è in fase di progettazione esecutiva, già affidata assieme alla prossima esecuzione dei lavori. Il progetto di fattibilità è stato intanto realizzato dallo studio di architettura torinese “Settanta7”, i cui render offrono un’anteprima della nuova sede. Articolato in tre corpi di fabbrica incastonati nel declivio, l’edificio presenterà facciate vetrate per riflettere la vegetazione circostante e rivestimenti opachi per richiamare il contesto boschivo, mentre la copertura verde sarà di uno spessore tale da favorire la biodiversità della landa carsica. La sensazione sarà quella di una struttura quasi invisibile da lontano, una sorta di continuazione del parco, restituendo alla natura quanto occupato dall’architettura.
Il cuore dell’edificio sarà l’Aula Magna da 100 posti, che affiancherà quella attuale da 500: sarà quasi sospesa sul pendio, con una vista aperta sul belvedere. L’ingresso principale accoglierà i visitatori con un foyer vetrato, da cui si potrà accedere ai diversi livelli tramite una scala monumentale e due ascensori. All’interno troveranno spazio 45 uffici e sale riunioni, ma non solo. «Tra i limiti dell’attuale sede – spiega Romanino – vi è l’assenza di luoghi di aggregazione: essendo stata pensata come un sanatorio, con lunghi corridoi e uffici tutti allineati, mancano spazi in cui fermarsi per bere un caffè davanti a una lavagna, discutere e scambiare idee». Un’esigenza particolarmente sentita dai ricercatori, che nel nuovo edifici troveranno quindi anche una zona ristoro funzionale, spazi aggregativi e zone relax, massimizzando le opportunità di interazione tra diversi team di docenti, studenti e visitatori esterni. Il progetto si completerà con un’autorimessa interrata da 63 posti auto.
«Se soddisfatte le esigenze di spazi che avremo nel momento in cui l’edificio sarà pronto – aggiunge il direttore – ci piacerebbe che possa diventare anche luogo di aggregazione per altre istituzioni triestine, oltre che per ospitare le nostre start-up». Negli ultimi anni la Sissa ha infatti partecipato a una proiezione verso la ricerca più vicina alle applicazioni, dando impulso alla nascita di start-up di successo: «Già due di queste – annota Romanino – attualmente affittano i nostri spazi, un’altra sta prendendo forma e molte altre potrebbero nascere in futuro: il nuovo edificio, compatibilmente con le dimensioni che per allora avrà la nostra comunità, potrebbe essere anche un posto in cui far incontrare ricerca di base e applicata».—
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