Sit-in dei vigili del fuoco, protesta a Gorizia: «Così non si va più avanti»
Fischietti, bandiere, megafoni e volantini. «Sedi inadeguate e poco personale».Lo sciopero è sempre più vicino: «Sempre che non arrivino risposte veloci e concrete». La mediazione del Prefetto
«Così non si va più avanti. Basta sedi inadeguate non più in linea con le esigenze del soccorso attuale. Basta indifferenza e decisioni confuse».
Fischietti, bandiere, megafoni, volantini. È stato un sit-in rumoroso e colorato quello che ha visto protagonisti nella mattinata di mercoledì 4 marzo i vigili del fuoco davanti alla Prefettura in piazza Vittoria. Mai prima d’ora si era vista, a Gorizia, una protesta simile e così strutturata promossa dai pompieri. La temperatura del confronto sindacale è, a dir poco, rovente.
Il sindacato autonomo Conapo chiede sedi dignitose, più sicurezza per il personale, un potenziamento degli organici, risposte immediate e risolutive.
Il segretario provinciale della sigla sindacale Andrea Leban, assieme al numero uno regionale Damjan Nacini, ha illustrato le motivazioni della manifestazione che sfocerà, se le cose non dovessero cambiare, in un clamoroso sciopero. «La data ancora non è stata fissata - le parole di Leban - ma la traiettoria è quella, in assenza di sviluppi concreti. Intanto, ci godiamo il successo del sit-in odierno che ha visto l’adesione di oltre il 50 per cento del personale non in servizio. E si sono avvicinati anche vigili del fuoco in pensione a portare la loro solidarietà».
L’invito era stato “allargato” a tutti i consiglieri comunali: alla fine, l’unico a presentarsi è stato Walter Bandelj, portacolori della Slovenska skupnost che ha voluto esprimere la vicinanza sua e del partito che rappresenta ai vigili.
La manifestazione ha sortito anche un piccolo effetto positivo perché il prefetto Ester Fedullo ha ricevuto una delegazione di manifestanti. «È stato un confronto molto schietto - annota Leban -. Il prefetto ci ha ascoltato con attenzione, ha preso nota di tutte le nostre segnalazioni e ha annunciato che chiederà un incontro ai vertici provinciali dei vigili del fuoco. Se il tavolo dovesse portare agli esiti sperati, siamo pronti a sospendere lo stato di agitazione ma se le cose dovessero rimanere stagnanti, non c’è alternativa allo sciopero».
Il Conapo tiene, insomma, la barra dritta. Al tavolo con il prefetto, oltre ad Andrea Leban e a Damjan Nacini, c’erano anche Erik Blasig e Claudio Ughi, tutti portacolori del medesimo sindacato. L’azione di protesta di ieri mattina avviene in seguito al fallimento di un altro tavolo di confronto, convocato in seguito alla proclamazione dello stato di agitazione. In quella occasione, non erano arrivate risposte «alle gravi problematiche sollevate - annota il segretario regionale Fvg Conapo, Nacini – a partire dall’ingiustificata modifica dell’organizzazione dell’ufficio di polizia giudiziaria, penalizzante sia per gli operatori sia per l’efficienza del servizio, fino ad arrivare alle criticità delle caserme con impianti spesso non funzionanti o alla caserma presso l’aeroporto di Ronchi dei Legionari in stato di grave degrado e con spazi non più in linea con le esigenze di soccorso attuali».
Sullo sfondo, ma nemmeno troppo sullo sfondo, anche il nodo relativo alla carenza numerica dell’organico. «Ci sono pochi capisquadra, ne mancano una trentina - ripete Nacini - con un grado di scopertura del 40%. Se, invece, volgiamo lo sguardo sui vigili del fuoco, a Gorizia ne mancano 8 così come a Monfalcone mentre all’aeroporto di Ronchi dei Legionari il numero è sufficiente. In ogni caso, la percentuale di scopertura, in questo caso, è del 10 per cento».
C’è anche una curiosità. Anche se parliamo di vertenze diverse, pure i vigili del fuoco sloveni sono sul piede di guerra, fa sapere il Conapo. Il nodo è il contratto collettivo con i gasilci professionisti. I negoziati si sono conclusi l’11 settembre 2025 ma i sindacati sloveni fanno sapere che «da allora abbiamo ricevuto solo promesse vuote».
Da qui, la minaccia di proclamare uno sciopero che potrebbe svolgersi il 17 o 18 marzo 2026, coinvolgendo chiaramente anche la vicina Nova Gorica.
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