Slovenia, settimana-chiave per l’incarico di Janša

LUBIANA. Il presidente della Repubblica Borut Pahor ha fissato per il 22 giugno la sessione costitutiva del nuovo Parlamento scaturito dalle elezioni politiche in Slovenia il 3 giugno scorso. Il premier incaricato Janez Janša (Sds) non incontra nessun partito ma vola a Budapest dal premier magiaro Viktor Orbán in visita privata. Il centrosinistra lavora a una coalizione “ombra”. Il ministro degli Esteri uscente Karl Erjavec sopravvive alla sconfitta del suo partito alle urne e resta presidente del Partito dei pensionati(Desus). Lo scenario politico della Slovenia assomiglia più a quello del teatro dell’assurdo che a quello di un Paese europeo alle prese per la formazione del nuovo governo dopo il voto. Questa, comunque, sarà una settimana decisiva per le sorti politiche del Paese, visto che lo stesso premier incaricato Janša si è detto fiducioso di poter esprimere una maggioranza parlamentare. Staremo a vedere.
Per intanto, come detto, è volato assieme alla moglie Urška a incontrare l’amico ungherese Viktor Orbán, il suo mentore e l’ispiratore della sua campagna elettorale dimostratasi vincente visto che il suo partito, la Sds è risultato il più votato in Slovenia. Sds che mentre Janša era in Ungheria ha emesso un comunicato dove spiega che «gli investimenti nei media - Nova 24TV è stata finanziata da investitori ungheresi - non fanno parte delle spese elettorali, infatti le operazioni suddette sono state attuate da società per le quali, grazie alle norme europee, vige la libertà d’investimento e grazie al diritto della civiltà occidentale è garantita anche la libertà d’espressione». Che caso però che quelle società siano ungheresi e che i loro proprietari, guardo lo sporadico caso, facciano parte del “cerchio magico” del premier Orbán. Ma, come dice la Sds, siamo in Europa. Evviva.
Restando sul piano politico interno, giovedì scorso si è riunita la direzione del Partito democratico di Janša (Sds) che ha annunciato di aver predisposto un programma per il prossimo esecutivo, programma che sarà presentato a tutti i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento del 4% e sono così entrati in Parlamento. Janša ha anche affermato che rinuncerà al proprio mandato nel caso che si presentasse l’eventualità di un’altra coalizione che avesse la fiducia in Parlamento.
E questo “rischio” per il leader dei democratici in effetti esiste visto che il secondo classificato alle elezioni ossia il leader dell’omonima lista, Marjan Šarec sta dialogando già da due settimane con i partiti di centro sinistra incassando già il semaforo verde della Smc del premier uscente Miro Cerar, del Partito di Alenka Bratušek, dei socialdemocratici e del Partito dei pensionati (soprattutto ora che Erjavec è rimasto al vertice di Desus). Un dialogo è stato avviato anche con Nuova Slovenia (Nsi) partito tradizionalmente di centrodestra che potrebbe comunque rientrare in un governo targato Šarec. Più difficile l’ingresso della Levica (Sinistra) che già durante la passata legislatura è rimasta all’opposizione pur in presenza di un esecutivo di centrosinistra. La strada non è facile, né per Janša, né per Šarec e su tutto aleggia minaccioso il fantasma di nuove elezioni.
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