L’assessore Bertoli e la frase sullo sloveno: ecco cosa è successo

Polemica durante l’audizione con le circoscrizioni per illustrare il bilancio del Comune di Trieste. Il presidente Vidoni accusa: «Ha detto che non replica a una “lingua strana”»

Ugo Salvini
L’assessore Everest Bertoli
L’assessore Everest Bertoli

Pesantissime e reciproche accuse da una parte e dall’altra. Consiglieri circoscrizionali che per protesta abbandonano la sala in cui si discuteva del bilancio comunale. L’assessore comunale per le Politiche finanziarie, il leghista Everest Bertoli, che viene messo sotto accusa dall’intero centrosinistra e dalla comunità slovena per una frase che lui avrebbe detto in audizione. E lo stesso Bertoli che smentisce e contrattacca.

Questa la stringata cronaca di un appuntamento imperniato sull’illustrazione, da parte dell’assessore, del documento finanziario valido per il triennio 2026-2028 e trasformatosi in un’autentica bufera, in un’occasione di aspra polemica sull’utilizzo della lingua slovena in un contesto pubblico. Una conferma del fatto che il tema del bilinguismo è sempre un nervo scoperto della città.

Queste le premesse: la discussione sul Bilancio prevede, tra la altre cose, la convocazione di tutti i consiglieri circoscrizionali, operazione eseguita da Pavel Vidoni, presidente della Prima Circoscrizione. Vidoni, in quanto esponente della comunità slovena, ha chiesto la presenza della traduttrice, facoltà prevista dalla legge. La situazione è precipitata quando, esaurito l’intervento di Bertoli, Vidoni ha formulato una domanda in sloveno - «La mia lingua madre», ha sottolineato successivamente -, poi opportunamente tradotta.

Stando alle parole di Vidoni, a quel punto Bertoli avrebbe replicato dicendo che non avrebbe risposto «a domande formulate in una lingua strana», scatenando la reazione dello stesso Vidoni e di numerosi consiglieri circoscrizionali che hanno abbandonato l’aula. «Dapprima mi ha preso la rabbia – ha spiegato Vidoni – poi è subentrato l’orgoglio di essere un componente della comunità slovena e di potermi esprimere nella mia lingua madre in una Trieste città democratica». Vidoni ha poi chiesto le scuse di Bertoli. Che invece ha smentito tutto, passando a un duro contrattacco. «È triste – la sua replica – vedere consiglieri circoscrizionali di opposizione inventarsi di sana pianta e attribuire al sottoscritto affermazioni mai fatte, solo per esigenze di visibilità e vile propaganda, perché non hanno argomenti né sono in grado di formulare proposte per la città».

«Come i presenti sanno – ha aggiunto l’assessore – posso affermare che la frase attribuitami non è mai stata detta. Anzi, ho chiesto alla traduttrice, proprio per rispetto nei confronti del consigliere, che evidentemente non conosce bene l’italiano, se era in grado di tradurre il mio intervento dall’italiano allo sloveno. Ho anche assicurato la traduttrice – ha concluso l’assessore – che avrei parlato in italiano e non in altra lingua “strana” (albanese?), che avrebbe potuto non conoscere. Sono i consiglieri che mi hanno attribuito frasi mai pronunciate a doversi scusare per la loro falsità e inettitudine».

E sull’accaduto sono piovuti i commenti, alcuni particolarmente aspri. «La reazione di Bertoli – ha detto Nives Cossutta, presidente della Circoscrizione di Opicina – è stata del tutto fuori luogo e provocatoria. Esprimo, anche a nome di tanti consiglieri circoscrizionali, la più ferma condanna di simili comportamenti, che, purtroppo, non sono casi isolati. Quella di Bertoli è una grave e inaccettabile offesa alla lingua slovena». Per Paolo Menis (M5S) «l’uscita di Bertoli è grave e inaccettabile in una città cosmopolita, dove la comunità slovena è parte integrante della storia e dell’identità del territorio. Condivido la scelta di abbandonare l’aula». Per Liliana Marchi (Adesso Trieste) «quello dell’altra sera è stato l’ennesimo e vergognoso teatrino che l’assessore Bertoli inscena quando si trova di fronte alla lingua slovena, che definisce una lingua “strana”. Le sue sono affermazioni indegne di un assessore».

Di «gesto discriminatorio e inaccettabile da parte di Bertoli nei confronti della minoranza slovena», ha parlato Carlo De Donato, coordinatore dei consiglieri circoscrizionali del Pd. «Abbiamo abbandonato l’aula – ha proseguito – quando è apparso chiaro che non si potevano derubricare le dichiarazioni di Bertoli come una battuta infelice e che non si sarebbe scusato». «Denunciamo l’ennesima provocazione di Bertoli, che già in precedenza ha avuto simili atteggiamenti discriminatori verso la minoranza di lingua slovena – ha commentato Maria Luisa Paglia, segretario provinciale del Pd – e chiediamo a sindaco e giunta di adottare i provvedimenti necessari».

Nella polemica è intervenuta anche l’Unione culturale economica slovena (Skgz). «Vidoni ha utilizzato la propria lingua madre in base a un diritto garantito dalla legge – così il comunicato – e l’episodio che ne è seguito è sia un’offesa personale sia una lesione dei diritti della comunità nazionale slovena in Italia». La componente slovena del Pd ha condannato «le parole e l’atteggiamento inappropriati dell’assessore Bertoli», esprimendo solidarietà a Vidoni, nell’auspicio che «faccia altrettanto anche la Slovenska skupnost, partito di Vidoni che, negli ultimi tempi, ha spesso sottolineato la presunta apertura dell’attuale centrodestra verso la minoranza slovena, mentre la realtà è ben diversa». —

 

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