Sequestrati oltre un milione di euro falsi e documenti contraffatti nel porto di Trieste
Operazione della Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane: la merce era nascosta in un tir proveniente dalla Turchia e diretto ad Amburgo. Rinvenuti anche migliaia di file digitali utili alla produzione di documenti falsi

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trieste, assieme al personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno sequestrato oltre un milione di euro falsi e documenti cartacei e digitali falsificati destinati a essere introdotti nel territorio europeo dalla Turchia.
Le indagini, scaturite dalle analisi sui flussi merceologici in ingresso nell’area portuale di Trieste tramite il sistema Ro-Ro, ha consentito di individuare un tir proveniente dal porto turco di Akçansa/Gemlik, diretto ad Amburgo. Il carico risultava spedito da una società turca operante nel settore delle telecomunicazioni e destinato a una società di diritto olandese attiva principalmente nei servizi alle imprese.
Nel corso delle operazioni di controllo eseguite sul contenuto delle merci sono state rinvenuti: 1.170.000 euro falsi (23.400 banconote del taglio da 50 euro), 25 documenti di identità contraffatti, una carta di identità rilasciata dal Marocco; 5 passaporti rilasciati da autorità britanniche e statunitensi; 5 permessi di soggiorno rilasciati da autorità lituane, greche e finlandesi e 14 visti rilasciati da autorità diplomatiche iberiche, tedesche e belghe.
Sempre all’interno dell’autoarticolato sono stati, inoltre, scovati un hard disk e una chiavetta usb che, a seguito di riscontri tecnici condotti da personale specializzato Computer Forensics e Data Analysis, conteneva all’interno circa 10.000 file digitali (loghi, segni grafici, fototessere, codici alfanumerici, font e nominativi) utili alla produzione di documenti falsificati di numerosi Paesi europei e extra UE, oltre a istruzioni e a speciali software utilizzati per la loro creazione.

Tra i vari file, di particolare interesse sono risultati essere 110 certificati, relativi a 75 visti (per i seguenti Paesi: Belgio, Gran Bretagna, Canada, Svizzera, Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Olanda, Polonia, Romania, Svezia, Francia, Stati Uniti, Irlanda, Brasile e, genericamente, “Stati Schengen”), 13 carte di identità e 11 permessi di soggiorno (relativi a: Belgio, Bulgaria, Francia, Italia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Slovacchia, Svezia) e 9 patenti di guida (Germania, Francia, Bulgaria, Italia, Lituania e Svizzera).
Tra questi, c’era anche una patente italiana intestata ad un cittadino russo, richiedente asilo in Italia ma attualmente irreperibile, segnalato vicino ad ambienti dell’estremismo islamico (foreign fighters).
“Il fenomeno della contraffazione documentale e monetaria continua a rappresentare un settore di particolare interesse per le organizzazioni criminali operanti attraverso reti transazionali che ricorrono a tecnologie avanzate per replicare o creare ex novo documenti e valori falsi – si legge nel comunicato diffuso dalle Fiamme Gialle -. La commercializzazione di tali prodotti si è progressivamente spostata on line sfruttando piattaforme criptate, circuiti del dark web e canali di messagistica difficilmente monitorabili”.
Lo scenario geografico di tale circuiti delinea una rete articolata di hub produttivi, nodi logistici e canali di distribuzione che attraversano numerosi Paesi. In questo contesto, la Turchia e diversi Paesi dell’ Europa orientale rappresentano i principali poli di produzione e distribuzione, grazie ai costi contenuti e alla disponibilità di adeguate competenze tecniche.
“Il sequestro operato nel Porto di Trieste conferma che il nostro Paese possa costituire un punto di accesso per l’introduzione di tali prodotti illeciti nel mercato europeo, utilizzato come piattaforma di successiva distribuzione”.
Il materiale rinvenuto, prestandosi alla commissione di svariati reati (tra cui furto di identità, attività fraudolente in e-commerce, operazioni finanziarie connesse al riciclaggio, favoreggiamento immigrazione clandestina), è stato sottoposto a sequestro su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste che ha delegato approfondimenti investigativi, attualmente in corso, da condursi anche in altri Stati Europei attraverso procedure di cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e forze di polizia.
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