Soldi magiari per la Capodistria-Divaccia

LUBIANA. La notizia era nell’aria già da un po’ di tempo, ma ora è ufficiale: l’Ungheria è pronta a co-finanziare il raddoppio della linea ferroviaria tra il Porto di Capodistria e Divaccia, quello che rappresenta un vero e proprio collo di bottiglia allo sviluppo dello scalo marittimo del Litorale sloveno.
I colloqui ufficiali tra il ministero delle Infrastrutture della Slovenia e il governo magiaro saranno avviati martedì prossimo con l’insediamento di un tavolo tecnico. L’attore principale di questa sorta di joint-venture è la Banca per le esportazioni ungherese Exim che sarebbe pronta a investire 100 milioni nella realizzazione dell’infrastruttura. L’incontro servirà, come scrive il Dnevnik di Lubiana, per presentare nei dettagli il progetto alla controparte magiara e per dare a Budapest tutte le informazioni necessarie per avviare la partnership. Inizialmente l’Ungheria era disposta a entrare nell’affare proponendo un prestito alla Slovenia a un tasso agevolato. Ora, invece, il cambiamento di rotta con la Exim pronta a sborsare 100 milioni di euro come investimento e non come prestito. Exim che la scorsa estate ha aperto una nuova linea di credito per supportare le esportazioni magiare di 21 miliardi di euro. Come mai questo cambiamento di rotta? Sicuramente dietro la decisione del governo di Budapest ci sono i pessimi rapporti che, a seguito della crisi dei migranti, si sono venuti creare tra la Croazia e l’Ungheria, ma anche per l’affare Ina-Mol e dal fatto che per la gestione del Porto di Fiume gli ungheresi si sono fatti superare dai polacchi della OT Logistics. La conseguenza di tutto ciò è una svolta “storica”: deviare il flusso dei propri traffici da e per il Mediterraneo dal Porto di Fiume a quello di Capodistria.
Da sottolineare che il mercato magiaro è uno dei più in crescita nel porto di Capodistria. Per Luka Koper, la società che gestisce i traffici dello scalo, le merci magiare costituiscono, infatti, il 10% dell’intera movimentazione merci del porto sloveno e occupa il 58% sul mercato ungherese. Le merci principali che vengono movimentate tra i due Paesi sono materiali elettronici, automobili, merci deperibili, manufatti in acciaio e soia.«Siamo in collegamento con il governo ungherese - ha affermato il ministro sloveno delle Infrastrutture, Peter Gašperšic - e a gennaio è previsto un incontro tra i governi dei due Paesi». Il presidente di Luka Koper, Dragomir Matic ha precisato come la società non sia compresa nell’affare del raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia ma «per noi è fondamentale - ha precisato - che il progetto venga realizzato anche perché senza il raddoppio ferroviario non ci sarà sviluppo per il Porto di Capodistria».
Va precisato che la Slovenia, anche con l’investimento di 100 milioni di euro da parte dell’Ungheria, resta molto lontana dalla cifra necessaria a realizzare l’importante infrastruttura, il cui costo si stima attorno ai 1,4 miliardi di euro. Il progetto finanziario dell’opera resta ancora una pagina bianca visto che lo stesso è stato bocciato dall’Unione europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (Cef) e che il ministro delle Finanze sloveno, Dušan Mramor è fortemente contrario a un ulteriore aumento del debito pubblico per la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria. L’offensiva magiara sull’Adriatico è ampiamente giustificata, oltre che dalle ragioni politico-diplomatiche su illustrate nei confronti della Croazia e di Fiume, anche dallo studio effettuato sulla realizzazione del raddoppio ferroviario tra Capodistria e Divaccia dal Forum internazionale sui traffici (Itf) nell’ambito dei programmi dell’Organizzazione per per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) il quale conclude che geopoliticamente il Paese maggiormente beneficiario dell’infrastruttura sarebbe proprio l’Ungheria.
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