Solo cinque sale superstiti ma il cinema non è morto

Negli Anni Cinquanta erano 58 nella Provincia e 18 a Gorizia, poi la rivoluzione dei multiplex. É cresciuta la scuola che sforna registi e attori
Di Francesco Fain

C’era una volta il cinema nei paesi. Una ricchezza culturale. Un’occasione di svago e di spensieratezza in tempi in cui ce n’era tanto bisogno.

Oggi di quell’autentico patrimonio è rimasto ben poco. Pochi numeri per comprendere che è passata un’epoca: negli anni Cinquanta erano presenti, in tutto l’Isontino, ben 58 sale. Significa che c’era uno schermo ogni 2.302 abitanti. È passata parecchia acqua sotto i ponti, tant’è che oggi ci sono “soltanto” sei sale: i multiplex Kinemax di Monfalcone e Uci Cinemas di Villesse (nell’ambito del parco commerciale Tiare shopping), un multisala (Kinemax, ex cinema Vittoria di Gorizia) e due sale che potremmo definire “multifunzionali” come il teatro comunale di Cormons e il Kulturni Dom di Gorizia che svolgono attività diverse e pluriformi, non certamente limitate alla proiezione di film. Numeri alla mano, oggi c’è uno schermo ogni 8.288 abitanti.

Illuminante la ricerca effettuata da Matteo Chiti su “GoriziaEuropa”, bollettino del Pd, che ha puntato la lente d’ingrandimento sul cinema che fu e oggi non c’è più. La città di Gorizia contava, nel 1955, diciotto sedi in cui veniva svolta attività cinematografica, con sale di diversa tipologia distribuite fra il centro storico della città e le località di Lucinico e Sant’Andrea.

«La maggior parte delle sale - scrive Chiti nel suo interessante report - era concentrata nel raggio di 500 metri dai Giardini Pubblici. Il primo cinema realizzato in città fu l’Edison nel 1908, all’angolo fra Corso Verdi e via Dante. Nel 1909 fu realizzato il Cinema centrale in Piazza Battisti, nello stesso punto in cui l’8 dicembre 1896 fu organizzata la prima proiezione pubblica a Gorizia. Il successivo fu il Moderno, che nacque nel 1919, di fronte ai giardini pubblici. Nel 1922, nei pressi della piazza principale, venne realizzato quello che allora era il cinema più grande della città, il “Vittoria”, dotato di quasi mille posti a sedere. Adesso è rimasta l’unica sala storica in attività, anche se i suoi spazi sono stati ampiamente modificati con la trasformazione in multisala del 1996. Allo stesso periodo del Vittoria risale l’Eden di Via Nizza, inaugurato nel 1927. Questa sala fu poi demolita nel 1952 per essere ricostruita come Cinema Corso, con quasi mille posti a sedere come il Vittoria. E come quest’ultimo fu interessato dalla trasformazione in multisala nel 1998. Il Teatro Verdi nel 1938 fu trasformato radicalmente da teatro a cinema».

Non mancano le curiosità. È sotto gli occhi di tutti il triste destino del vecchio cinema della Stella Matutina: il tetto è collassato e la struttura continua ad essere ingabbiata (e sorretta) da un bruttissimo e piuttosto triste “reticolo” di travi in legno. Peraltro, si tratta di un edificio tutelato dalla Soprintendenza ai beni artistici e architettonici e lì (il sindaco Romoli ne sa qualcosa) non si può fare nulla, nemmeno piantare una puntina. Anche nell’ambito dell’aeroporto “Duca d’Aosta”, in mezzo ai tanti ruderi in pessime condizioni, c’è un vecchio cinema, senza dimenticare la sala del Sanatorio. «Nella struttura del vecchio complesso ospedaliero di via Vittorio Veneto, probabilmente la sala mensa fungeva anche da sala proiezioni, come testimonia il proiettore che è stato tro- vato al suo interno», rammenta Chiti nella sua ricerca. Oggi tutto è cambiato ma il cinema non è morto. È cresciuta la scuola che “sforma” registi e attori e il Kinemax è una vera risorsa.

In ultimo, alcuni capoversi ripresi da un vecchio articolo di Sandro Scandolara, storico del cinema e compianto ex collaboratore del Piccolo. Ricorda che «il cinema a Gorizia fece fortuna. Sorsero immediatamente altre sale ad esso solo dedicate. Che rendevano. La sala Excelsior sull’angolo di via Dante viene acquisita nella primavera del 1919, a città riconquistata, e prima dell’estate ripaga il capitale dei compratori. Dopo è meglio. Perché sia nel ventennio fascista che nei primi anni del dopoguerra il mercato culturale, letteratura teatro musica, risentiva di una distribuzione elitaria mentre il cinema, prima o dopo, arrivava ovunque. A Gorizia, poi, negli anni ’60 si vedeva l’85 per cento di quanto edito sul mercato nazionale. Nelle attigue Trieste e Udine, che invece erano piazze buone, se ne vedeva la... metà».

Altri tempi che qualcuno, in città, ancora rimpiange. Perché il cinema, oltre a vivacità e gioia, portava anche un’atmosfera di magia. Quella che, forse, oggi manca a una Gorizia rannicchiata su se stessa.

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