“Sospeso” per 2 ore il sito di Trieste Libera

Finte email annullano il raduno di settembre. E nel mirino della Soprintendenza le insegne in piazza Borsa
Di Corrado Barbacini
Lasorte Trieste 16/07/13 - Piazza della Borsa, Sede TLT Movimento Trieste Libera
Lasorte Trieste 16/07/13 - Piazza della Borsa, Sede TLT Movimento Trieste Libera

Prima i cartelli “tolti” in tutta fretta dalla sede di piazza della Borsa. Poi il maxistriscione sulla Napoleonica rimosso dalla polizia. E ieri le false email (e messaggini) che annunciano l’annullamento della manifestazione del 15 settembre e la sospensione del sito web. Non c’è pace per il movimento Trieste Libera che proprio nel trattato di pace affonda le ragioni della propria esistenza. La sindrome del complotto è ormai generale tra i militanti. «This Account has been Suspended» si leggeva ieri alle 18.30 sulla home page del sito di Trieste Libera. Il sito è rimasto “sospeso” per circa dure ore. Non è stato oscurato a quanto sembra (il server del sito sta in Islanda), anche se più di qualcuno su Facebook non ha esitato a parlare di un mitico attacco hacker contro il movimento. «Stiamo risolvendo, non preoccupatevi» il rassicurante messaggio dei vertici del Tlt. Risolto il sito, riattivato qualche ora dopo, resta aperto il problema dei mittenti delle email e messaggini di annulamento della manifestazione del 14 settembre (“Liberiamo Trieste!” il titolo) che molti militanti giurano (sempre su Facebook) di aver ricevuto ieri.

Intanto, emergono dettagli sui cartelli con la scritta “Sto Tlt Flt” (poi tolti) che Trieste Libera aveva posto sulle vetrate della veranda del palazzo liberty di piazza della Borsa, dove ha la nuova sede. Le scritte erano finite nel mirino della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia.

La sovrintendente Maria Giulia Picchione ha aperto un procedimento amministrativo scattato in occasione del sopralluogo da parte dei vigili del nucleo di polizia edilizia chiesto dalla stessa Picchione attraverso il Comune. Il rischio per i responsabili del movimento separatista che non riconosce lo stato italiano in virtù del trattato di pace di Parigi del 1947, è quello di una sanzione amministrativa che può arrivare fino alla cifra 1500 euro, secondo il Dl 285 del 1992. Va precisato che non c’è stata alcuna intimazione alla rimozione in quanto i cartelli trilingue erano stati tolti già nei giorni precedenti dai vetri dello storico palazzo.

La vicenda è “esplosa” lo scorso 4 luglio con una lettera inviata dal direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines alla sovrintendente Maria Giulia Picchione. Martines evidenzia di aver ricevuto alcune segnatazioni (tra cui un esposto dell’ex onorevole Roberto Menia) relative «alle grandi scritte riferentesi a un movimento di opinione» riguardo il palazzo «vincolato Liberty dei primi del ’900 progettato dall’architetto Max Fabiani».

La risposta di Picchione non si fa attendere. La soprintendente il 23 luglio invia una nota in cui dopo aver comunicato che «non emergono atti autorizzativi rilasciati», si rivolge al comando della polizia municipale per verificare «se la situazione di fatto risponde alla normativa vigente». Due giorni dopo Picchione ha scritto una lettera non solo all’onorevole Menia, ma anche al prefetto e al Comune comunicando appunto l’apertura del procedimento affidato all’architetto Francesco Vonella. Il sopralluogo del vigili è scattato una settimana dopo.

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