Spedite 289 raccomandate Consegna dei primi certificati

Duecentottantanove. Sono le raccomandante di mezza estate recapitate ad altrettanti cittadini richiedenti bonus “tagliaffitto” per accertare l’indisponibilità di proprietà immobiliari nei paesi d’origine. Mittente l’amministrazione comunale: il Servizio sociale sta infatti effettuando un controllo successivo alle autocertificazioni, dopo l’approvazione della graduatoria. Il numero delle lettere coincide esattamente con il dato delle domande presentate quest’anno da cittadini extracomunitari (appunto 289 su un totale di 529 richieste in totale, la rimanente parte suddivisa tra 38 comunitari e 202 da italiani, per un fabbisogno complessivo di circa 1,4 milioni di euro). Puntualizza subito il sindaco Anna Cisint: «Non per motivi discriminatori». Come è invece stato ventilato da chi contesta il provvedimento e chiede la revoca della missiva, vale a dire Alessandro Perrone referente dell’Usb, anche se presumibilmente l’istanza dovrebbe essere condivisa dagli altri sindacati intervenuti, cioè Cgil e Slai Cobas.
L’amministrazione, stando a quanto spiegato dalla prima cittadina, le ha inoltrate a quella parte di richiedenti su cui «il Comune non può esercitare potere di verifica diretta», poiché per gli stati non europei non sussistono convenzioni sul punto. Di qui il sollecito esteso a tutti i richiedenti non comunitari. Intanto, secondo quanto appreso ieri, alcuni destinatari della raccomandata, giunta appena qualche giorno fa si sono già portati avanti con il compito e hanno depositato la documentazione per non perdere il contributo: si tratta, come reso noto dai Servizi sociali, di «un cittadino serbo e di un macedone», che hanno così integrato la domanda per il bonus di abbattimento dei canoni di locazione.
Stando a Perrone, nel 2011 candidato sindaco per Blocco comunista anticapitalista ed ex assessore nel Pizzolitto I, il provvedimento che andrebbe «respinto sotto il profilo della legittimità» invece «produce discriminazione». «Mi sono recato al Tavolare a chieder lumi per capire come funziona l’attestazione – interviene – e mi è stato spiegato che non si effettuano certificazioni per negazione, cioè si documenta solo il possesso di immobili, non l’indisponibilità. Quindi se non si possono fare qui, in Italia, figuriamoci all’estero». «In ogni caso – termina il sindacalista – compete al Comune l’onere di verifica, non all’utente».
«Certo che non le fanno – replica il sindaco –, non ce n’è bisogno perché vige l’obbligo in capo all’ente, ai sensi della legge 241 del 1990, di non aggravare il procedimento per il contribuente di cui si debbono verificate le dichiarazioni. L’amministrazione è tenuta pertanto a reperire in autonomia le informazioni, interpellando gli uffici di altri Comuni o paesi comunitari, in quest’ultima circostanza grazie ad analoghe procedure amministrative, dettate appunto dall’appartenenza all’Unione europea. In passato, per esempio, i nostri funzionari hanno scritto agli omologhi del Regno unito e ottenuto le relative informazioni in tre giorni». Non solo l’ente è tenuto a ottemperare in autonomia la verifica, ma «se chiede un certificato non dovuto è passibile di denuncia», sempre la prima cittadina. «Diverso – prosegue Cisint – il discorso per gli stati non comunitari, ove non vigono convenzioni. In questi casi, e lo specificano sempre altre norme, deve essere il cittadino a dimostrare la veridicità, se richiesta, delle sue attestazioni, nelle modalità esposte con raccomandata». «Esattamente – conclude – come avviene per il reddito di cittadinanza». –
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