«Statali al corteo del Tlt: è una contraddizione»

Il prefetto: libertà di pensiero nella legalità, ma il territorio come vivrebbe senza i soldi dell’Italia? Singolare la presenza di un assessore di Muggia
Di Corrado Barbacini
Lasorte Trieste 15/09/13 - Corteo Movimento Trieste Libera, TLT
Lasorte Trieste 15/09/13 - Corteo Movimento Trieste Libera, TLT

«Occorre una riflessione. Bisogna pensare, per esempio, che i pensionati ma soprattutto gli statali che domenica hanno manifestato ricevono la pensione dall’Inps o lo stipendio dallo Stato. Soldi che arrivano da Roma, non da Marte. Vorrei capire come potrebbe funzionare questa che per me è una contraddizione, come potrebbe vivere il territorio senza i soldi dello Stato italiano. La produzione locale può mantenere il territorio stesso?» Così parla il prefetto Francesca Adelaide Garufi all’indomani del corteo organizzato da Trieste Libera per chiedere la nascita del Tlt: corteo che ha visto sfilare (dati della Questura) 3.500 persone. Un movimento che lo Stato, attraverso il suo esponente sul territorio, sta «monitorando: guardiamo attentamente a quanto succede. Ho già informato gli organi centrali dello Stato». E però, chiarisce Garufi, «ritengo non si debba alzare i toni. Ognuno è libero di pensare come vuole finché lo fa nella legalità. Ogni idea ha diritto di cittadinanza. Finora ogni manifestazione si è svolta nella massima tranquillità. Non ci sono stati episodi particolari, se non le intemperanze davanti e dentro il Tribunale».

Sì al manifestare nella legalità, dunque. E però una cosa il prefetto sottolinea, riferendosi - senza citarlo - a Fabio Longo, assessore comunale di Muggia e consigliere provinciale (IdV) domenica in corteo: «È singolare che abbia partecipato al corteo un assessore di Muggia, che fa parte dell’Italia. A meno che non fosse lì per caso. Certo non poteva essere in rappresentanza dell’Amministrazione. In ogni caso il suo assegno arriva da Roma».

Tornando ai manifestanti, «non li riteniamo avversari dello Stato come movimento - continua Garufi -. L’orientamento è stato infatti quello di agire solo dove ci siano elementi di responsabilità personale, cioè quando il disconoscimento dello Stato abbia portato i singoli a infrangere le leggi. Ma se la situazione dovesse degenerare occorrerà agire in modo diverso».

Garufi “legge” così Trieste libera: «Credo sia stato determinante il disagio nato dalla crisi economica. Ma la linea è quella di non enfatizzare. L’obiettivo è dare risposte singole e puntuali per i casi specifici, come sta accadendo nei procedimenti davanti ai giudici, affrontati secondo le procedure. In Prefettura per esempio abbiamo risposto a impugnazioni di contravvenzioni al Codice della strada basate su questioni di incompetenza territoriale internazionale. Affrontiamo tutto con le armi della legalità e del diritto positivo. Ma è ovvio che non siamo indifferenti a quanto sta accadendo, sebbene vista da Roma la prospettiva cambi sostanzialmente. Poi - chiosa - è paradossale che si faccia ricorso al Tar, che è italiano, per dire che non si riconosce lo Stato italiano». «Mi rendo conto - insiste Garufi - che viviamo un momento particolare. Ma dove ci sono elementi che richiederanno l’intervento dello Stato, faremo tutti i passi necessari. La situazione è in evoluzione». Sul piano storico-istituzionale, nessun dubbio: «Già nel ’54 per motivi oggettivi il Tlt di fatto non si era costituito. Per questo non si può ipotizzare che ci sia oggi. Certe norme sono state travolte dai fatti successivi. Esistono svariati studi di diritto internazionale, ma è un ambito che non mi compete. Il compito mio e delle istituzioni è stare attenti e monitorare il fenomeno».

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