Esposta la statua del pinguino Marco sulle Rive di Trieste

La scultura è la trasposizione di uno scatto fotografico realizzato nel 1976 da Claudio Erné: è stata posizionata alla radice del molo Pescheria

Laura Tonero
La statua del pinguino Marco a Trieste (Lasorte)
La statua del pinguino Marco a Trieste (Lasorte)

Anche il pinguino Marco ora ha la sua statua. La scultura in bronzo che lo ritrae accanto a una bambina, da venerdì trova posto sulle Rive, alla radice del molo Pescheria. L’opera è disegnata dal maestro Giorgio Delben e attendeva da due anni di poter testimoniare l’affetto che la città riserva a quella bestiola.

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I tempi della posa si sono dilatati perché l’idea iniziale dell’assessore alla Cultura Giorgio Rossi era quella di inaugurare l’opera in concomitanza con la riapertura al pubblico dell’Aquario Marino.

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Che invece resta ancora chiuso, in attesa di una soluzione per il sistema di filtraggio dell’acqua. Così si è deciso di procedere a posizionare la statua.

La scultura è composta da due elementi: la bambina alta circa 98 centimetri e il pinguino 47 centimetri, per un peso complessivo di 75 chili. È la trasposizione di uno scatto fotografico realizzato nel 1976 da Claudio Erné.

Marco è vissuto all’Aquario marino dal 18 maggio del 1953 al 27 aprile del 1985. Ogni tanto usciva in autonomia dall’Aquario, gironzolava tra bambini e passanti incuriositi, si faceva un bagno nell’acqua di mare e rientrava nell’Aquario a osservare i visitatori. «Razzolava anche tra la gente che passeggiava sul molo Pescheria, sulle Rive, proprio dove abbiamo collocato l’opera, era una vera attrazione – ricorda Rossi – aveva carattere, per tutti era Marco, ma quando morì e si decise di denaturalizzarlo e esporlo al museo di Storia naturale, si scoprì che l’esemplare era una femmina».

Il punto preciso dove è stata collocata la scultura è stato individuato dal Comune, in accordo con la Soprintendenza, l’Autorità portuale e la Capitaneria di Porto.

L’impatto a livello visivo è diverso rispetto alle altre statue sistemate negli ultimi anni in città – da quelle di Saba, Joyce e Svevo a quella per ricordare Josef Ressel fino al Tallero di Maria Teresa – questa infatti non si sviluppa in altezza, visto che la sagoma della bambina è accovacciata e il pinguino è, per sua stessa natura, di dimensioni ridotte.

Ma come arrivò a Trieste quell’esemplare di Spheniscus demersus? «Mio padre mi raccontò – testimonia Livio Bencich, figlio di Pellegrino Bencich – che mentre erano a bordo della motonave Europa del Lloyd Triestino, di ritorno dal Sudafrica, da Città del Capo, stavano facendo delle pitturazioni sullo scafo e si sono accorti di un giovane pinguino che, fuggendo da una foca, era andato a cercare riparo sulla zattera da dove stavano operando».

Su quella zattera c’era il nostromo Giovanni Barrera che contribuì al salvataggio. Così la bestiola venne ospitata a bordo della nave durante il viaggio di ritorno verso Trieste, «e mio padre che sull’Europa faceva il cameriere – aggiunge Bencich – fu incaricato di dargli da mangiare». Pellegrino Bencich aveva un vezzo: «Quando si rivolgeva a una persona che non conosceva diceva: “Ciò Marco”. Allo stesso modo allora si rivolgeva a quel pinguino dandogli il pesce, e così anche per i passeggeri della motonave e per il resto dell’equipaggio l’animale si chiamava Marco».

Il pinguino, arrivato a Trieste, venne accolto all’Aquario marino, dove diventò la vera mascotte. Per regalare una lettura di quella nuova statua anche a chi arriva da fuori città o comunque non ne conosce la storia, il Comune collocherà accanto una targa. Ne era già stata preparata una, che aveva già ottenuto il via libera della Sovrintendenza e l’autorizzazione paesaggistica, ma Delben ne ha forgiata una nuova, meno lucida, che sarà ora oggetto di valutazione.

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